lunedì 14 dicembre 2009

UNA BRUTTA STORIA

E’ triste essere arrivati a questo punto. Berlusconi è anzituttoun uomo come tutti gli altri e la violenza va condannata ovunque si abbatta.
Noi dell’ANPPIA, che rappresentiamo uomini e donne vittime, nel periodo brutto della patria, violenze morali e fisiche nell’espressione della voglia di libertà, nelle carceri, nel confino o nell’esilio, desideriamo esprimere condanna per quanto avvenuto.
In periodo di democrazia la lotta politica deve restare nei confini di un dibattito anche aspro ma civile. Così è avvenuto nel dopoguerra quando i politici antifascisti, vittoriosi nella lotta per la libertà, furono generosi nel rispetto di avversari che professavano ancora un’ideologia contraria
Facciamo attenzione alla nostra storia. Nel 1919 si cominciò con piccoli scontri tra socialisti e prefascisti e la catena di odio diventò sempre più stretta e divenne sangue e quindi dittatura. Sono ricordi di periodi molto più significativi e complessi ma li ricordiamo perché non si ripetano.
Facciano allora un passo indietro governo e opposizione. Tornino ad essere forze politiche di contenuto e di stile. Diano l’esempio a coloro che nelle strade e su internet sfogano la loro rabbia anche solo verbale fuori di ogni bandiera. Raccolgano queste istanze individuali spesso sincere ed oneste che, gettate in un dialogo senza confronto e risposta, determinano un clima di lotta civile.
Quello che oggi i nostri figli e nipoti vedono nei telegiornali è la più brutta fiction che possono vedere e tra il vero e il finto il confine diventa labile per loro e noi potremmo non essere più in grado di ristabilire la verità nelle loro coscienze.
Televisioni e giornali dovrebbero mostrarsi interpreti del comune sentire e dei principi generali che sono tesori di tutti. Il prossimo comportamento del Presidente del Consiglio sarà determinante e a lui desideriamo dire: quando il sangue appare nasconderlo e non esibirlo. Ricordiamolo tutti come insegnamento ed avvertimento e noi, che non abbiamo le sue idee, promettiamo di lottare perché l’odio non si estenda.
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Guido Albertelli

venerdì 30 ottobre 2009

PER GIULIANO VASSALLI


INTERVENTO ALLA COMMEMORAZIONE DI GIULIANO VASSALLI
PRESSO LA CAMERA DEI DEPUTATI IL 23 NOVEMBRE 2009


L’ANPPIA, Associazione Perseguitati Politici Italiani Antifascisti, che ho l’onore di presiedere, e il suo past president Giulio Spallone, impossibilitato ad essere presente, rendono oggi testimonianza del loro dispiacere per la scomparsa di Giuliano Vassalli.
Vassalli era molto affezionato a noi dell’ANPPIA, l’Associazione che svolge sistematicamente da molti decenni la ricerca storica sull’Antifascismo, la Resistenza e i suoi protagonisti, e della quale era componente della Presidenza Onoraria. Abbiamo pubblicato o aiutato a pubblicare centinaia di libri, a molti dei quali lui ha collaborato con entusiasmo.
Noi lo ricordiamo come uomo di grande semplicità, di alta cultura, di memoria prodigiosa e di autorevolezza mite. Personalità come la sua sono raramente così disponibili. Ci manca molto. Non solo a noi ma a tutti dato il momento difficile che attraversiamo e del quale era addolorato. I Padri della Patria sono rimasti pochi ma il loro esempio di vita permane come punto di forza nelle nostre coscienze.
Il culto della Memoria antifascista è l’ideologia portante della Repubblica. I suoi principi sono lo spirito della Costituzione.
Illusorio è il revisionismo della verità. Vana la volontà di una parte politica di colpire le Associazioni della Memoria attraverso la soppressione dei contributi statali. Se per l’ANPPIA, l’ANED, l’Associazione degli ebrei deportati e quella delle Vittime Civili di guerra questa iniquità venisse confermata verrebbero colpite strutture che continuano tra mille difficoltà a fare i testimoni di storie nobili da raccontare ai giovani e ad assistere migliaia di soci, appartenenti a famiglie colpite da una sventura indimenticabile.
Vassalli era sentimentalmente coinvolto in impegni storicamente inderogabili. Lui si, diventato uomo di Stato, non ha dimenticato. Lui che a trent’anni scelse il pericolo della lotta clandestina, la dedizione per i compagni socialisti imprigionati, il silenzio sotto le torture, la vicinanza alla morte, mi diceva: “Albertelli, quel periodo è stato il più bello della mia lunga vita.”
Come facciamo a ricordarlo? Mille belle parole sono già state dette per lui ma proviamo a costruire cose che restano. Oggi molte sono le presenze importanti ed io penso di poter fare qui una proposta.
A Trastevere vicino al carcere di Regina Coeli, luogo di una delle sue gesta più note, c’è una strada chiamata S.Francesco di Sales, assai lunga e divisa in due da una traversa. Chiediamo al Sindaco di Roma di esaminare la possibilità di porre nella parte alta della strada la targa con su scritto “Via Giuliano Vassalli”. In quel tratto vive la Casa della Memoria e della Storia e se potrà avere quel nome per indirizzo il nostro compagno perduto non sarà facilmente dimenticato.

Guido Albertelli

lunedì 19 ottobre 2009

da Livorno in difesa della Costituzione

L’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (ANPI) , l’Associazione Nazionale Perseguitati Politici Italiani Antifascisti (ANPPIA) e l’Associazione Nazionale ex Internati (ANEI), che rappresentano coloro che hanno pagato i prezzi più alti per dare libertà e democrazia all’Italia, non possono assistere ad una demolizione della dignità delle Istituzioni Repubblicane come quella che è in atto, senza avvertire un profondo stato di disagio e la necessità di contribuire ad attivare un reale percorso di cambiamento.
Il Paese è afflitto da una crisi economica di straordinaria portata che colpisce duramente milioni di italiani ed il Presidente del Consiglio inchioda l’attenzione dell’opinione pubblica su una battaglia contro le Istituzioni poste a garanzia della democrazia da parte dei padri costituenti.
L’Italia paga un prezzo altissimo a causa di questo tipo di occupazione dei poteri e delle funzioni pubbliche ed il suo prestigio nel resto del mondo è in forte declino per cui è giunto il momento di porre un freno a questo stato di cose.
Quando il Presidente del Consiglio sostiene che gli italiani sono tutti di parte e nessuno è indipendente porta un attacco che ha lo scopo di demolire dalle fondamenta questa nostra Repubblica e la sua Costituzione .
L’Italia ha bisogno di cittadini liberi, in grado di agire secondo coscienza e di esercitare le proprie attività nel rispetto dei principi di dignità personale, etica professionale e coraggio civile.
Queste sono le armi con le quali i patrioti di oggi possono combattere questa battaglia per risollevare i destini della Patria e conquistare quei livelli di civiltà, libertà, democrazia e prestigio che Le competono, anche per rispettare coloro che, in tempi ben più difficili, hanno sacrificato loro stessi per questi ideali.
Le sottoscritte Associazioni si propongono di contattare le varie componenti del tessuto democratico livornese per concordare e programmare iniziative adeguate al momento politico ed istituzionale.
Livorno, 12 ottobre 2009
Il Presidente ANPI Il Presidente ANPPIA Il Presidente ANEI
Vittorio Cioni Garibaldo Benifei Giuseppe Implatini

giovedì 8 ottobre 2009

APPELLO

L’Associazione Nazionale Perseguitati Politici Italiani Antifascisti (A.N.P.P.I.A.) denuncia con forza il fatto che dopo oltre un anno dalla presentazione della legge per la concessione di contributi statali alle Associazioni combattentistiche e assimilate per il triennio 2009-2011 non è ancora iniziata la discussione in Commissione.
Denuncia inoltre il fatto che, proprio in assenza della legge triennale il governo tramite un emendamento alla legge 27 febbraio 2009 n. 14 ha prorogato per il triennio 2009-2011 il contributo dello Stato solamente a favore delle associazioni vigilate dal Ministero della Difesa, mentre nessun finanziamento è previsto per le Associazioni vigilate dal Ministero dell’Interno che si occupano da sempre di temi legati alla Memoria storica e alla difesa della Costituzione (A.N.V.C.G.- Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra Onlus, ANED - Associazione nazionale ex deportati politici nei campi nazisti, ANPPIA-Associazione Nazionale Perseguitati Politici Italiani Antifascisti ).
Invitiamo tutti a reagire contro questa situazione che potrebbe provocare di fatto la spaccatura dell’unità dell’antifascismo e della Memoria, distinguendo le Associazioni combattentistiche da quelle civili che rappresentano la lotta democratica, le vittime della deportazione e le vittime della guerra, creando una grave situazione di discriminazione e iniquità.
È necessario che la legge triennale per il sostegno economico alle Associazioni combattentistiche e assimilate, vigilate dall’Interno come dalla Difesa venga approvata quanto prima.
Ci rivolgiamo al Ministro dell’Interno, ai Presidenti di Commissione interessati, ai Capi gruppo ed ai parlamentari perché si attivino per perfezionare al più presto questo atto di giustizia in quanto i contributi economici sono indispensabili alla vita di queste Associazioni unitarie volte ai soli fini della diffusione della memoria democratica, della continuazione della ricerca storica e dell’assistenza ai soci.
Indirizziamo questo appello alle Associazioni combattentistiche amiche perché si battano per un atto di equità ed a tutto il mondo politico culturale perché faccia sentire la sua voce perché lo Stato non interrompa aiuti, peraltro di non notevole entità, che sotto tutti i Governi di ogni colore, ha dato per oltre sessant’anni.


Invia l'adesione a info@anppia.it

giovedì 10 settembre 2009

Per la libertà di stampa

Mussolini appena giunto al potere rispose all’on. Salvatore Barzilai, presidente della Federazione della Stampa dell’epoca, che si diceva preoccupato per il giornalismo italiano:

«…intendo salvaguardare la libertà di stampa, purchè la stampa sia degna della libertà. La libertà non è soltanto un diritto: è anche un dovere ».

Sappiamo tutti come andò a finire. Distruzioni di redazioni, violenze fisiche e arresti di giornalisti, vent’anni in cui la libertà d’espressione è rimasta nascosta nelle tipografie clandestine, distribuita e letta a rischio della propria libertà.


L’ANPPIA, che raccoglie i perseguitati politici del Fascismo, nella profonda convinzione che la limitazione della libertà di parola ed espressione costituisca una delle più gravi minacce alla democrazia, aderisce alla manifestazione per la libertà di stampa indetta per il 19 settembre 2009 dalla FNSI



La segreteria nazionale

martedì 8 settembre 2009

mercoledì 24 giugno 2009

E’ morto Maurizio Valenzi.

Si è spento all’età di 99 anni a Napoli Maurizio Moisè Valenzi.
Nato a Tunisi il 16-11-1909, avrebbe compiuto tra poco 100 anni, iniziò la sua vita da antifascista già all’inizio degli anni Trenta, quando entrò in contatto con gli esuli politici italiani che si erano rifugiati nella città africana. Emigrato a Parigi, divenne redattore della Voce degli Italiani, e dell’Italiano di Tunisi.
Arrestato nel 1941, quale animatore di un vasto schieramento antifascista e condannato dal Tribunale marittimo di Biserta ai lavori forzati a vita, fu liberato in Algeria nel 1943 dagli alleati dove si trovava prigioniero. Raggiunse Napoli nel 1944, li rimase per il resto della sua vita, diventandone pure negli anni Settanta il sindaco per otto anni, uno dei sindaci più amati della città partenopea. Esponente di spicco dell’antifascismo italiano e del Partito Comunista, rimase sempre un personaggio eccentrico e colto. Pittore di professione, non smise mai di praticare l’arte, amore che maturò nella Parigi degli anni Trenta, dove conobbe Brancusi, Picasso e altri grandi artisti contemporanei. Che la terra ti sia lieve.

martedì 16 giugno 2009

I VARI VOLTI DEL REFERENDUM

Che fare al referendum del 21 giugno? Votare si, votare no, astenersi?
Si pensa che su questi quesiti, le cui risposte possono provocare soluzioni politiche diverse, alcuni partiti non possano dare indicazioni precise e quindi il simpatizzante potrà o non andare a votare o votare secondo coscienza.
Queste le alternative possibili:
1) non si raggiunge il quorum e tutto rimane come prima. Ossia resta in vigore la legge elettorale attuale, il cosiddetto “ porcellum”, che dà alla coalizione vincente un premio di maggioranza.
2) si raggiunge il quorum di votanti e vince il NO. Tutto resta come prima.
3) vince il SI. Entra in vigore una legge elettorale che tiene conto delle modifiche del referendum approvato. La modifica più significativa è quella che destina il premio di maggioranza al partito che ha avuto il maggior numero di voti e non più alla coalizione.
Cosa può succedere in quest’ultima eventualità (vittoria del SI)?
a) Il Partito della Libertà, quindi Berlusconi, continua a governare per tutta la legislatura insieme alla Lega fino alle prossime elezioni
b) Il PdL vuole nuove elezioni con la nuova legge. La soluzione è poco probabile perché la Lega verrebbe ridotta a forza di appoggio o , cosa più rara, di opposizione. Sembra quasi certo che, data la forza ottenuta nella tornata del 7 giugno dalla Lega, si sia realizzato un accordo per mantenere l’attuale governo fino alla scadenza naturale.
c) Bisogna esaminare un’altra eventualità. La Corte Costituzionale esamina la legge entrata in vigore con l’approvazione del Referendum e, come prevede il documento dell’Associazione “Salviamo la Costituzione”, dichiara la sua incostituzionalità in punti significativi determinando la necessità di una modifica e quindi l’inapplicabilità immediata.

Ragionando con pragmatismo sia nel caso della mancanza del quorum, sia della vittoria del NO, sia della vittoria del SI, si può ipotizzare che il fatto più probabile, in condizioni di normalità, è la fine regolare dell’attuale legislatura nel 2013.
Se sarà così saranno passati quattro anni da oggi. Un periodo che si prevede non facile per il governo e per Berlusconi che continuerà ad essere soggetto a tutti gli attacchi possibili, a dover realizzare tutte le promesse fatte, a gestire il terremoto, ad iniziare un cambiamento strutturale nella distribuzione delle risorse tra le classi sociali, a tentare di varare riforme anche istituzionali molto difficili e al crescere dei propri anni.
Il Pd avrà la possibilità di consolidarsi nell’identità, nell’organizzazione, nella dirigenza e nei rapporti con l’Italia dei Valori e con i sindacati. I partiti di sinistra non potranno, dopo elezioni europee nelle quali non hanno superato la soglia minima, che confluire, nelle prossime elezioni politiche, per non morire di perdità di rappresentività, in una coalizione (se non passa il referendum) o in un partito unico del centrosinistra che dovrà però definire una nuova identità tenendo conto delle loro culture e dovrà presentarsi alla sfida, anche perdendo delle frangie sulla sua destra, con un programma molto più riformista, solidale, avanzato e più vicino alla gente.
I precedenti ci dicono che il tempo politico spesso favorisce il cambiamento rispetto al governo in carica.

In definitiva l’elettore di centro sinistra che vota SI, in linea con le indicazioni dei promotori del Referendum, fa un voto di speranza audace.
Chi si astiene, non ritirando la scheda del Referendum, o vota NO considerando che sono profondamente cambiate le situazioni politiche del tempo nel quale fu impostato, esprime un comportamento di legittima difesa.

Guido Albertelli

lunedì 15 giugno 2009

Oh quante belle ronde madama Doré!

Grande eco sulla stampa (e giustamente) hanno avuto nei giorni scorsi le cosiddette “Ronde nere”, le ronde della «Guardia nazionale italiana», volute dal Movimento sociale italiano - Destra italiana, e in particolare dal suo fondatore Gaetano Saya, rinviato a giudizio nel 2004 per propaganda di idee fondate sulla superiorità e l'odio razziale, diffuse attraverso il sito Destranazionale.org.
Si tratterebbe diLe ronde 2.100 volontari in tutta Italia, concentrati soprattutto in Piemonte, Lombardia, Lazio, Campania e Sicilia, pronti, non appena sarà in vigore il disegno di legge sulla sicurezza approvato dal Parlamento, a pattugliare le strade 24 ore su 24, affiancando le “ronde padane”.
Ciò che ha colpito di più l’opinione pubblica, e che ha costretto il Ministro dell’Interno (dopo alcuni tentennamenti) e quello della Difesa a prendere le distanze, è stata l’ostentazione di simboli fascisti: camicia grigia con cinturone e spallaccio neri, cravatta nera, pantaloni grigi con banda nera laterale, basco o kepì grigio con il simbolo dell'aquila imperiale romana, anfibi neri e guanti di pelle: una sorta di rivisitazione della divisa delle SS.
Per questa ragione la Procura di Milano ha disposto un'indagine, tramite la Digos, per possibile violazione della legge del 1952 sull'apologia di fascismo.
E probabilmente proprio questa ostentazione forzata farà sì che queste ronde, per fortuna, non saranno mai ufficialmente autorizzate.
Due riflessioni però restano. In primo luogo colpisce l’arroganza di questi movimenti che non esitano ad esibire simboli e filiazioni che la cosiddetta (e vituperata) Prima Repubblica aveva messo al bando.
In secondo luogo preoccupa il fatto che, probabilmente, se non vi fosse stato l’apparato folcloristico delle divise, le ronde nere non avrebbero avuto tutta questa visibilità sulla stampa, non avrebbero scatenato tante reazioni di scandalo e magari, sotto silenzio, si sarebbero fatte con buona pace (e forse con un tacito “lasciar fare” in nome della “Sicurezza”) dell’opinione pubblica, anche di parte di quella che si riconosce nei Partiti di opposizione.
In questo contesto particolarmente rilevanti appaiono le parole del segretario del SIULP (Sindacato Italiano Unitario Lavoratori Polizia) Felice Romano, che prende nettamente le distanze dalle “ronde”, di qualsiasi colore, e da chi le propone e le difende: “Se emergono iniziative come quella delle ronde nere a Milano, ciò è addebitabile «al clima possibilista creato e fortemente voluto da questo governo. Forse ha ragione il Sottosegretario all'Interno Mantovano, al quale fa eco lo stesso Ministro Maroni, nel dire che iniziative come 'le ronde nere di Milano saranno impossibili una volta approvato il disegno di legge sulla sicurezza. Ma se qualcuno a Milano ha pensato di rimettere le classiche divise fasciste addosso a qualche centinaio di ben piazzati bamboccioni, e di partire per la crociata al grido di 'domine dirige nos', questo è senz'altro addebitabile al clima 'possibilista' creato e fortemente voluto da questo Governo. Ed invece - prosegue Romano - il Siulp le ronde non le vuole e comincia ad avere qualche serio dubbio sul fatto che un ministro dell'Interno, sia pure in escursione da weekend, possa fomentare, con parole e con fatti, un clima 'possibilista' sulle ronde”.

mercoledì 10 giugno 2009

Il referendum e la Costituzione

Documento approvato dal Consiglio direttivo dell’Associazione “Salviamo la Costituzione” il 9 giugno 2009


Il Consiglio direttivo dell’Associazione “Salviamo la Costituzione” conferma la valutazione fin dall’inizio espressa sul referendum elettorale del 21 giugno.
La vigente legge elettorale espropria gli elettori del diritto di scegliere i propri rappresentanti e affida alle segreterie dei partiti il potere di nominarli dall’alto ; rompe il rapporto tra gli eletti, il territorio e le comunità locali; riduce drasticamente il pluralismo politico e quindi la rappresentatività delle istituzioni; premia eccessivamente la lista o la coalizione più forte. Si tratta dunque di una legge che per molti versi contrasta con i principi e i valori di democrazia e libertà della nostra Costituzione repubblicana, come la Corte costituzionale ha rilevato nella motivazione della sentenza con la quale ha dichiarato l’ammissibilità del referendum.

La legge che uscirebbe da una eventuale vittoria del SI nel referendum del 21 giugno non eliminerebbe nessuno di questi difetti dell’attuale legge elettorale. Anzi, aumenterebbe le distorsioni in senso ultramaggioritario da essa prodotte, rendendo più agevole l’approvazione di riforme costituzionali di parte. Dunque non ne ridurrebbe, anzi ne aumenterebbe i vizi di costituzionalità, come pure la Corte Costituzionale ha sottolineato nella ricordata sentenza.

L’Associazione “Salviamo la Costituzione”, in coerenza con i principi e i valori di difesa e attuazione della Costituzione, che la portarono a promuovere il vittorioso referendum costituzionale del giugno 2006, continuerà fino al 21 giugno, tramite i propri circoli e associazioni in tutto il paese, a informare i cittadini sugli elementi di incostituzionalità della vigente legge elettorale e di quella che uscirebbe da un successo del referendum. Invita i cittadini a valutare queste informazioni nel decidere il proprio comportamento di fronte al referendum.

mercoledì 20 maggio 2009

Legge elettorale e referendum Documento approvato dal Comitato esecutivo dell’Associazione “Salviamo la Costituzione” il 13 maggio 2009

La vigente legge elettorale espropria gli elettori del diritto di scegliere i propri rappresentanti e affida alle segreterie dei partiti il potere di nominarli dall’alto ; rompe il rapporto tra gli eletti, il territorio e le comunità locali; riduce drasticamente il pluralismo politico e quindi la rappresentatività delle istituzioni; premia eccessivamente la lista o la coalizione più forte. Si tratta dunque di una legge che per molti versi contrasta con i principi e i valori di democrazia e libertà della nostra Costituzione repubblicana, come la Corte costituzionale ha rilevato nella motivazione della sentenza con la quale ha dichiarato l’ammissibilità del referendum.

La legge che uscirebbe da una eventuale vittoria del SI nel referendum del 21 giugno non eliminerebbe nessuno di questi difetti dell’attuale legge elettorale. Anzi, aumenterebbe le distorsioni in senso ultramaggioritario da essa prodotte, rendendo più agevole l’approvazione di riforme costituzionali di parte. Dunque non ne ridurrebbe, anzi ne aumenterebbe i vizi di costituzionalità, come pure la Corte Costituzionale ha sottolineato nella ricordata sentenza.

L’Associazione “Salviamo la Costituzione”, in coerenza con i principi e i valori di difesa e attuazione della Costituzione, che la portarono a promuovere il vittorioso referendum costituzionale del giugno 2006, intende nelle prossime settimane concorrere a informare i cittadini sugli elementi di incostituzionalità della vigente legge elettorale e di quella che uscirebbe da un successo del referendum. Invita i cittadini a valutare queste informazioni nel decidere il proprio comportamento di fronte al referendum.

venerdì 8 maggio 2009

Riceviamo dal Presidente del Circolo G.L. di Roma il seguente commento:

IL RICONOSCIMENTO DOVUTO


Abbiamo visto l’on.Berlusconi con al collo il fazzoletto della Brigata Maiella, unica formazione partigiana decorata con Medaglia d’Oro. In quel momento abbiamo visto in Lui solo il Presidente del Consiglio e non il nostro avversario politico.
Sarebbe stato contento l’abbruzzese Ettore Troilo, azionista, fondatore e comandante della Brigata, la quale si battè nella Resistenza e poi anche nella guerra di Liberazione. Ricordiamo anche che l’avv. Troilo, nominato dal CLN subito dopo Prefetto di Milano, fu destituito da Scelba soltanto perché antifascista e partigiano. Non volle più nella sua vita nessuna onorificenza.
La gente d’Abruzzo, ferita dal terremoto, ha quindi ricevuto un riconoscimento della forza e della resistenza dimostrate anche nel Suo nobile passato.
La nostra vittoria sul riformismo fascista e sulla tentata equiparazione tra partigiani e repubblichini si realizza ancora sui monti, luogo simbolo della lotta contro le dittature per la libertà.

lunedì 20 aprile 2009

Con il 25 aprile nel cuore

Quest’anno non si farà a Roma il tradizionale corteo nell’anniversario della Liberazione ma una manifestazione popolare a Porta S.Paolo alle ore 10.00 tra tutte le forze antifasciste, democratiche e sociali. Arrivare in Campidoglio per ascoltare proprio in quel giorno rappresentanti dell’Amministrazione di centrodestra era poco accettabile. Il corteo si farà probabilmente il prossimo anno con un diverso percorso.
L’ANPPIA invita tutti i suoi aderenti del Lazio ad essere presenti insieme ai compagni delle altre Associazioni nella ricorrenza di un giorno che non solo è il simbolo della fine vittoriosa della guerra di Liberazione ma rappresenta il coronamento dei sacrifici di un ventennio di lotta di tutti gli antifascisti civili
che , chi con la vita, chi con l’esilio, chi con il carcere o il confino realizzarono le fondamenta ideali per la costruzione della nuova Italia. E’ sufficiente nominare i fondatori dell’ANPPIA, Pertini e Terracini, che riferendosi alle idee e all’azione di Gobetti, Amendola, Matteotti, Gramsci, definirono l’identità culturale della nostra Associazione, che oggi ricorda anche l’impegno attuale di testimonianza, per la trasmissione della memoria ai giovani, di quei soci che seguirono l’esempio dei loro maestri nel battersi per la conquista della libertà in momenti di dittatura.
L’ANPPIA, forte delle sue tradizioni, guarda avanti.
Il momento politico è difficile perché il governo d’oggi non è rappresentante di ideologie certe ma si identifica come interprete del pensiero moderato. Ma è espressione di moderazione la volontà della maggioranza di stravolgere la Costituzione e di voler equiparare partigiani e repubblichini? Noi ci opporremo con determinazione a questi tentativi inaccettabili.
Andiamo quindi alla manifestazione per il 25 aprile perché i giorni belli vanno onorati. Andiamoci con lo spirito libero di chi rispetta le idee degli altri e difende civilmente le proprie alzando le bandiere , gli stendardi, gli striscioni nella ricorrenza di un giorno memorabile nel quale tutti i cittadini, proprio tutti, riconquistarono la libertà.

giovedì 19 marzo 2009

No alla legge 1360

No alla equiparazione tra i Repubblichini di Salò ed i Partigiani.


Alcuni parlamentari del Partito delle Libertà hanno presentato una proposta di legge (n.1360) per l’istituzione di una nuova onorificenza, l’Ordine del Tricolore, per i partigiani, i militari che combattevano nelle Forze Armate italiane e anche per coloro che erano inquadrati nell’esercito della Repubblica Sociale.


I sottoscritti firmatari dichiarano la più ferma contrarietà a questa proposta di legge che

· qualifica di fatto come legittimo il governo fantoccio della Repubblica di Salò, creando quindi una sostanziale parificazione sul piano interno e internazionale tra il Governo legittimo del Regno d’Italia, presieduto dal maresciallo Badoglio, guidato dal Comitato di Liberazione Nazionale e sostenuto dagli angloamericani, e quello illegittimo della Repubblica Sociale, privo di sovranità perché nato in territorio occupato dalle truppe naziste e ad esse subordinato;

· mette sullo stesso piano i partigiani e le forze militari italiane che combatterono a fianco delle truppe Alleate per costruire un’Italia unita, democratica, libera e indipendente, e coloro che non solo non rinnegarono gli obiettivi politici e ideologici della dittatura fascista ma ritennero di poter condividere la visione hitleriana e razzista dell'Ordine nuovo nazista e combatterono spesso agli ordini dei comandi tedeschi, partecipando a stragi efferate di partigiani e di civili inermi.

· mina alla radice la Repubblica e l’identità dell’Italia e degli Italiani, fondandola non sulla verità storica, ma su un vago “indistinto” dove la responsabilità singola e collettiva perde di senso e dove tutte le scelte sono uguali.


Per adesioni mailto:lastorianonhanascondigli@fastwebnet.it fax 066795342

mercoledì 11 febbraio 2009

Mobilitarsi per la Costituzione!

L’ANPPIA, Associazione Nazionale Perseguitati Politici Antifascisti, è sempre attiva nel fare la sua parte nella vita democratica e nell’azione di vigilare che non si abbia nel Paese una crisi dei valori fondanti.
E’ con dolore che viviamo i momenti attuali caratterizzati da uno scontro politico tra due modi di intendere i rapporti tra le Istituzioni, lo spirito della Costituzione e la laicità della Repubblica.
Sentiamo oggi il dovere di testimoniare al Presidente della Repubblica la nostra gratitudine e la nostra piena solidarietà al Suo operato passato e presente, sempre legato allo spirito di garanzia delle regole democratiche ed in particolare del rispetto della Costituzione
Condanniamo gli attacchi alla Sua persona perché falsi, strumentali ed offensivi. Noi gli siamo e saremo sempre fedeli perché vediamo in Lui l’ interprete degli esempi dei nostri maestri e dei loro ideali.
L’ANPPIA non può non essere dalla parte che difende le conquiste civili e sociali che sono costate tanti sacrifici ad un popolo in lotta, prima per la libertà poi per il miglioramento del Paese. La difesa della Costituzione rappresenta la difesa dei diritti del cittadino e dei confini tra i poteri dello Stato.
Chi, quindi, è intenzionato ad iniziare a stravolgere la Carta Costituzionale a suo modo, senza i consensi della maggioranza dell’opinione pubblica, espressasi a suo tempo negativamente, solo per interessi di una parte politica o personale, si mette fuori delle regole liberali di autorevolezza, credibilità, equilibrio ed obbiettività , caratteristiche dovute ad un Capo di Governo di un Paese libero.
E di ciò, proprio e soprattutto all’opinione pubblica, si deve e si dovrà rendere conto. Perché, in questo momento di pesantissime difficoltà anche economiche, tutti i cittadini hanno bisogno di certezze e di fiducia sul ruolo super partes del Presidente della Repubblica e guardano al Governo, aspettando soluzioni, aiuti e rassicurazioni e non parole, polemiche e attacchi alla Costituzione della quale si offende anche la memoria.

martedì 27 gennaio 2009

A volte ritornano...

Ci risiamo. Dopo il tentativo di 3 anni fa che con il ddl 2244 puntava a dare la qualifica di militari belligeranti alle formazioni repubblichine, adesso arriva una proposta di legge, la n. 1360, di iniziativa del parlamentare Luigi Barani - proveniente dal Psi e ora nella Pdl, già distintosi per avere inaugurato nel suo Comune una lapide in ricordo di Benito Mussolini
Un tentativo, dunque, di sovvertire le radici della Repubblica ancora più insidioso e sfacciato perché appunto non si limita solo a equiparare in modo inaccettabile i partigiani e i militari del Regno d’Italia, con i combattenti delle formazioni della Repubblica Sociale, ma addirittura si propone di dar loro una onorificenza, quella del nuovo Ordine del Tricolore, e un vitalizio di 200 euro l’anno.
Più ancora del testo di legge ciò che lascia sconcertati è la relazione che lo accompagna, in cui si afferma esplicitamente di voler dare un riconoscimento a “tutti coloro che, oltre sessanta anni fa, impugnarono le armi e operarono una scelta di schieramento convinti della «bontà» della loro lotta per la rinascita della Patria” e di voler “riconoscere, con animo oramai pacificato, la pari dignità di una partecipazione al conflitto avvenuta in uno dei momenti più drammatici e difficili da interpretare della storia d’Italia”.
Non si tratta, come pure si scrive nella relazione alla proposta di legge, di “rimarginare le ferite di un passato tragico e cruento nell’interesse dell’intera collettività” e di costruire “una cultura di pace e di pacificazione”, quanto di assolvere e parificare ragioni e torti, democrazia e dittatura.
Il tutto creando anche una mostruosità giuridica perché se questa legge passasse significherebbe che in Italia tra il 1943 e il 1945 c’erano due Stati ugualmente legittimi e rappresentativi, quando ripetutamente non solo la Storia ma anche la giurisprudenza - attraverso le sentenze della Suprema Corte di Cassazione - ha affermato che “dopo l’8 settembre 1943 lo stato italiano è rimasto quello che era, secondo lo Statuto, e non ha cessato mai di esistere nei suoi organi legittimi. La pseudo Repubblica Sociale Italiana, la cui autoproclamazione va definita un atto di arbitrio dei suoi dirigenti, non fui mai uno stato vero e proprio, sia perché mancò il libero consenso popolare alla sua costituzione, sia perché fu combattuta dallo stato legittimo attraverso la guerra dichiarata al tedesco del quale essa era strumento. Non essendosi perciò la nazione divisa in due stati né avendo lo stato legittimo sciolto mai i cittadini dal vincolo di sudditanza quelli fra essi che si posero contro la nazione prestandosi a favorire il tedesco invasore non potevano non essere ritenuti traditori quali collaborazionisti del nemico” (Corte di Cassazione 16 luglio 1945).
Una manovra pericolosa perché mina alla radice la Repubblica e l’identità dell’Italia e degli Italiani, fondandola non sulla verità storica, ma su un vago “indistinto” dove la responsabilità singola e collettiva perde di senso e dove tutte le scelte sono uguali.