martedì 2 settembre 2008

Non ammazzate due volte Pio La Torre

Il 28 agosto il Sindaco di Comiso Giuseppe Alfano (AN) ha deciso che il locale aeroporto civile, intitolato a Pio La Torre, torni al nome che aveva quando era aeroporto militare, quello del gen. Magliocco, decorato con medaglia d’oro al valor militare dal governo fascista per i meriti acquisiti durante la guerra di Etiopia negli ‘30.
Un'opera di revisionismo e insieme di oblio della memoria di uno dei grandi protagonisti della lotta alla mafia, tra i primissimi a proporre di colpire i patrimoni mafiosi.
L’ANPPIA invita tutti a sottoscrivere la petizione on line "NON CANCELLATE PIO LA TORRE" dell’Associazione Articolo 21.

sabato 12 luglio 2008

La strage di Fossoli

Cinquantaquattro anni fa, il 12 luglio 1944, nel poligono di tiro di Cibeno, frazione a circa 3 km a nord di Carpi, furono trucidati sessantasette internati politici del campo di concentramento di Fossoli, uomini di diversa cultura e provenienza, dai 16 ai 64 anni.

Condotti sul posto in tre gruppi, furono fucilati sull’orlo di una fossa scavata il giorno prima da internati ebrei. A cose finite, la fossa comune fu colmata e mascherata, e il silenzio cadde sul fatto.

Si chiamavano:

  • Achille Andrea
  • Alagna Vincenzo
  • Arosio Enrico
  • Baletti Emilio
  • Balzarini Bruno
  • Barbera Giovanni
  • Bellinp Vincenzo
  • Bertaccini Edo
  • Bertoni Giovanni
  • Biagini Primo
  • Bianchi Carlo
  • Bona Marcello
  • Brenna Ferdinando
  • Broglio Luigi Alberto
  • Caglio Francesco
  • Ten. Carioni Emanuele
  • Carlini Davide
  • Cavallari Brenno
  • Celada Ernesto
  • Ciceri Lino
  • Cocquio Alfonso Marco
  • Colombo Antonio
  • Colombo Bruno
  • Culin Roberto
  • Dal Pozzo Manfredo
  • Dall'Asta Ettore
  • De Grandi Carlo
  • Di Pietro Armando
  • Dolla Enzo
  • Col. Ferrighi Luigi
  • Frigerio Luigi
  • Fugazza Alberto Antonio Fortunato
  • Gambacorti Passerini Antonio
  • Ghelfi Walter
  • Giovanelli Emanuele
  • Guarenti Davide
  • Ingeme Antonio
  • Kulczycki Sas Jerzj
  • Lacerra Felice
  • Lari Pietro
  • Levrino Michele
  • Liberti Bruno
  • Luraghi Luigi
  • Mancini Renato
  • Manzi Antonio
  • Col. Marini Gino
  • Marsilio Nilo
  • Martinelli Arturo
  • Mazzoli Armando
  • Messa Ernesto
  • Minonzio Franco
  • Molari Rino
  • Montini Gino
  • Mormino Pietro
  • Palmero Giuseppe
  • Col. Panceri Ubaldo
  • Pasut Arturo
  • Pompilio Cesare
  • Pozzoli Mario
  • Prina Carlo
  • Renacci Ettore
  • Gen. Robolotti Giuseppe
  • Tassinati Corrado
  • Col. Tirale Napoleone
  • Trebsé Milan
  • Vercesi Galileo
  • Vercesi Luigi

martedì 1 luglio 2008

La maturità e l'educazione civica

Nonostante le gaffes erano interessanti le tracce della prova di italiano di quest’anno: Montale, e poi la Costituzione e la sua attualità, il lavoro tra sicurezza e produttività, lo straniero nell’arte, le conquiste femminili nel Novecento.
Argomenti importanti e vivi, attraverso i quali giudicare davvero la “maturità” degli studenti e non solo le nozioni accumulate.
Dai primi dati relativi alle scelte degli studenti, emerge che la maggior parte (il 31,5%) si è però indirizzata sul tema di ordine generale che riguardava la comunicazione delle emozioni attraverso gli sms e le e-mail, mentre il tema sulla condizione femminile è stato svolto da meno del 5% dei maturandi.
Il 57,3% si è diviso tra il saggio breve sul lavoro e le morti bianche (scelto dai più), sullo sviluppo tecnologico, sulla percezione dello straniero nell’arte e in letteratura e sulla Costituzione.
Se ne può ricavare che bene ha fatto il Presidente della Repubblica, sin dai primi giorni della sua elezione a puntare l’attenzione sullo scandaloso silenzioso delle morti sul lavoro, e che molto resta ancora da fare, visto lo scarso successo suscitato sia dalla Costituzione che dalla condizione femminile, rispetto allo studio della storia, soprattutto recente, e dell’educazione civica.

Ci piacerebbe che qualche giovane ci facesse sapere su questo blog le ragioni della sua scelta

venerdì 27 giugno 2008

Prima "Festa Nazionale dell'ANPI"


Il 20, 21 e 22 giugno, si è svolta al Museo Cervi a Gattatico, la prima Festa Nazionale dell’ANPI, ideata e voluta da antifascisti non partigiani aderenti all’associazione, e realizzata grazie all’impegno loro e del Museo Cervi. In tre giorni più di trentamila persone si sono affacciate all’interno dell’area del museo, seguendo varie iniziative, sia didattiche e informative che culturali. L’inaugurazione, avvenuta venerdì 20, ha visto la partecipazione oltre che del presidente nazionale Tino Casali, e del vicepresidente Ricci, dell’0n. Armando Cossuta. Il sabato e la domenica si sono svolti pure degli incontri-seminari, uno dedicato alla Costituzione, e l’altro al rapporto tra Resistenza, antifascismo e memoria e i nuovi mezzi di comunicazione. Domenica altri due laboratori tematici, il primo sulla funzione educativa che l’ANPI potrà avere in futuro, ed il secondo sulla figura delle donne durante la Resistenza fino ai giorni nostri, che ha visto la partecipazione di Rita Borsellino. Al comizio finale hanno portato il loro saluto di persona anche il segretario nazionale del PD Walter Veltroni e il presidente della regione Puglia Niki Vendola. A corollario della festa nelle tre serate si sono svolti concerti che hanno visto sul palco artisti del calibro dei Gang e Ivana Monti e le Mondine di Novi. Nello spazio adiacente al museo vari piccoli stand delle sezioni ANPI d’Italia, che esponevano le loro pubblicazioni ed altro, e pure uno spazio gestito dall’ANPPIA nazionale.

Vari i saluti e i messaggi di vicinanza a questa manifestazione, inviati da personaggi della politica e dello spettacolo, ma le note positive sono arrivate dalla straordinaria partecipazione della gente, la maggior parte non ha fatto la Resistenza. Questa Festa, più che per la riuscita pratica, ha fatto vedere che la gente chiede maggior impegno da parte dell’ANPI e delle associazione antifasciste più in generale, un impegno a difendere quei valori che la politica di oggi, anche quella di sinistra, spesso dimentica per seguire ideali e pensieri che non sono gli stessi per i quali migliaia di ragazzi sono morti.

mercoledì 11 giugno 2008

Roma Antifascista

una settimana fa, il 4 giugno, ricorreva l'anniversario della Liberazione di Roma.

Qui di seguito abbiamo voluto riportare alcuni stralci di una testimonianza di Cencio Baldazzi, fondatore degli Arditi del Popolo, antifascista, condannato dal Tribunale Speciale e più volte confinato. Si riferisce ai fatti del novembre 1921, cinque giorni di sanguinosi scontri tra gli antifascisti romani e le camicie nere che volevano tenere nella Capitale il proprio Congresso.

Sono i primi vagiti di quella Roma popolare e antifascista che molti anni dopo e indicibili sofferenze diverrà Città Medaglia d'Oro della Resistenza

"Farinacci dichiara pubblicamente il proposito di realizzare a Roma il I Congresso dei Fasci di Combattimento per trasformarli in Partito politico Congresso, minacciando rappresaglie in caso di opposizione.

Gli esponenti dei partiti antifascisti si riuniscono presso la Camera del Lavoro, in via della Croce Bianca, decidendo di proclamare lo sciopero generale, qualora le Autorità autorizzassero l’uso del Teatro Augusteo per il Congresso fascista, come era stato preannunciato.

Il Questore Valenti invitò le formazioni antifasciste a desistere da ogni opposizione, assicurando che i fascisti non avrebbero turbato l’ordine pubblico, ma confermando, tuttavia, che il Congresso era stato autorizzato dal Governo. Risposi che, comunque, noi non avremmo tollerato né violenze, nè sopraffazioni.

Il Direttorio Nazionale degli “Arditi del Popolo”, rappresentato da me e da Argo Secondari, assunse subito il comando delle operazioni di difesa contro le previste e prevedibili sopraffazioni fasciste. Ottenemmo l’immediata adesione del Comitato di Difesa proletaria presieduto da Eolo Varagnoli e da Sottovia; del Dipartimento dei ferrovieri di Roma con alla testa Cesare Massini, Borghese, Altieri, Olmeda; del sindacato ferrovieri con Castrucci, Giusti, Sbrana, Mosca; dell’Unione Emancipatrice con i suoi dirigenti: Cinciarelli e Ricci. Si unirono a noi le associazioni di categoria: i fornaciai con Benci, Giuliani, Luchetti, Moro, Mercanti e Di Giacomo; i metallurgici con Preziosi, Molinari, Diotallevi; i panettieri ed alfine tutti i sindacati operai aderenti alla Camera del Lavoro. Nel frattempo i fascisti cominciarono ad arrivare a Roma e, secondo il loro costume, molestavano pacifici cittadini provocando legittime reazioni..

In considerazione dell’aggravarsi della situazione, procedemmo al collegamento con i vari comandanti di zona: Mannarelli di Porta Pia, Gentilezza di San Lorenzo, Bifarni di Testaccio, Mastro Santi di Trastevere. L’azione di resistenza e di contrattacco contro le spavalde squadre fasciste fu violentissima. Ad essa parteciparono spontaneamente gruppi di popolani.,.

Il Comitato di Difesa Proletaria, in stretta collaborazione con il Direttivo Nazionale degli “Arditi del Popolo”, rappresentato da Argo Secondari e da me, decidono di sedere in permanenza per poter fronteggiare adeguatamente la battaglia in corso che durerà cinque giorni e cinque notti. Alla fine del quinto giorno il bilancio era il seguente: 7 morti e circa 200 feriti. Ben maggiori erano però le perdite dei nostri avversari i quali si videro costretti a barricarsi nel Teatro Augusteo e a chiedere ospitalità a caserme e case private, che raggiungevano nascondendo la camicia nera sotto i soprabiti.

Il Governo tentò i primi approcci per porre termine alle ostilità.

Noi, a nostra volta, decidiamo di riunirci per deliberare sull’atteggiamento più opportuno che sarà il seguente: lo sciopero generale cesserà quando l’ultimo fascista avrà lasciato Roma!

Il momento certamente critico e degno di riflessione da parte di tutte le parti politiche. Ovunque sono sbarramenti di Polizia. Autoblinde e guardie regie ostacolano la libera circolazione dei cittadini. Ma finalmente il clima si distende. Nella Camera del Lavoro stiamo esaminando l’opportunità di ordinare il cessate il fuoco, quando dal quartiere Trionfale mi avvertono che là si combatte ancora. Con Piccioni, Poce e Bancia mi precipito nella zona, utilizzando una macchina della polizia - la sola autorizzata a circolare. - Al Commissariato di quartiere prendo accordi sulle modalità della cessazione delle ostilità. I fornaciai, prevalenti nella lotta del quartiere, guidati da Giuliani, Di Giacomo, Moro, Mercanti, Lorenzetti, Di Pietro, Banci, erano riluttanti a desistere dal combattimento

Il mio intervento valse a persuaderli e ad accettare la chiusura dello sciopero e ad assumere l’impegno di riprendere il lavoro.

Nel frattempo le Autorità, preoccupate della presenza numerosa dei fornaciai, fecero circolare un’autoblinda a scopo intimidatorio.

Un buontempone del quartiere la colpì con un bastone esclamando:

“ma dov’ai con questa caffettiera?” - provocando uno scoppio di ilarità da parte dei numerosi cittadini presenti. Le Autorità, considerato offeso il loro prestigio, ordinarono una scarica di mitra a salve. Tutt’altro che impressio­nati i nostri compagni risposero dalle finestre a colpi di fucile e di pistola, riversando masserizie sulla strada per bloccare l’autoblinda. Ristabilita la calma nel quartiere Trionfale, il Comitato d’Azione - riunito alla Casa del Popolo - mi autorizzò a comunicare ufficialmente la cessazione delle ostilita. A questo punto i compagni Faedda, Troia, Santella, Mucci, assumono la responsabilità di organizzare il corteo funebre per onorare i compagni caduti. Malgrado i ripetuti divieti delle Autorità, il corteo si svolge da San Giovanni in Laterano attraverso il Colosseo, via Cavour, Stazione Termini, superando tutti gli sbarramenti predisposti dalla polizia. E’ doveroso ricordare che con gli operai e gli artigiani parteciparono alla grandiosa battaglia popolare contro il fascismo numerosi intellettuali d’ogni tendenza politica.

Mentre i fascisti sono costretti ad abbandonare Roma, incalzati dai nostri al comando del compagno Aldo Eluisi - Medaglia d’Oro della Resi­stenza, vittima delle Fosse Ardeatine - e dall’intrepido compagno Gallinella - che finirà i suoi giorni nel campo di sterminio nazista di Mathausen - io sono schierato con numerose forze fra il Ponte Margherita e il Lungotevere. La cavalleria delle “guardie regie” sbarra piazza Zanardelli per ostacolare il congiungimento delle formazioni degli “Arditi del popolo” divise fra loro. Improvvisamente Eluisi lancia un petardo che cade vicino al cordone della cavalleria provocando un fuggi fuggi generale di cavalli e cavalieri. Operato così il collegamento potemmo facilmente superare lo sbarramento delle forze dell’ordine consentendoci di raggiungere i fascisti e tempestarli di botte".

mercoledì 28 maggio 2008

A CHI GIOVA L'IMBARBARIMENTO DEL PAESE?

A Roma, al Pigneto, non è stata una aggressione di matrice politica, dice il governo, dice il comune, dice il sindaco, dicono i giornali – lo dicono tutti, eccetto l’evidenza. L’evidenza è che se uno viene borseggiato (o afferma di essere stato borseggiato) di solito – di solito – non va dal presunto ladro con una sciarpa (alcuni dicono un passamontagna) in faccia, avesse questao no la croce uncinata sopra, e una spranga in mano, e una decina di amici con passamontagna sulla faccia e spranghe in mano; di solito va dai carabinieri. Di solito non distrugge un negozio e varie vetrine. Lo scopo del raid era di distruggere e di spargere paura. Il furto, se c’è stato, e possiamo anche supporre che ci sia stato, ha semplicemente scatenato una violenza a lungo sopita e, purtroppo, a lungo fomentata.

Il raid non è un episodio isolato. Il massacro del giovane di Verona, gli incendi del campo rom a Ponticelli, l’assalto alle caserme e contro le forze dell’ordine da parte degli ultras a Roma, l‘aggressione al conduttore di radio Dee gay, l’aggressione alla Sapienza, sempre a Roma, contro gli studenti che protestavano contro la conferenza sulle foibe, hanno tutta l’aria di essere un mosaico organizzato, una strategia pianificata. Quanti hanno colto l’analogia con gli anni (non sono poi tanto lontani) che hanno preceduto l’insorgere del fascismo? Di più: i simboli a cui questa nuova violenza si richiama non sono quelli abbastanza familiari del fascio: no, sono quelli ben più violenti e spaventosi del nazismo, sono la croce uncinata e l’aquila hitleriana. Si rendono conto, questi ragazzi, di che cosa significano questi simboli?

A ben ragione il Partito Democratico e la Sinistra tutta sono preoccupati. Ma preoccupati devono essere anche quanti, pur avendo votato per la destra, non si riconoscono in questo nuovo squadrismo; e preoccupata deve essere anche la stessa chiesa cattolica, che non può accettare di correre il rischio di farsi strumentalizzare dalla destra nella lotta al diverso.

E, infine, sono preoccupati quanti, nella destra, dopo avere chiesto a gran voce tolleranza zero verso gli immigrati e verso i diversi (per religione, per colore di pelle, per abitudini sessuali), si trovano ora di fronte, come l’apprendista stregone, ad una reazione che troppo tardi temono – o si accorgono -- di non poter più controllare.

Il nostro allarme di antifascisti è profondo, e chiede il coinvolgimento di tutte le forze politiche e sociali del nostro Paese.

P.S. Che cosa dice la chiesa di fronte al dramma di quel padre che a Palermo ha accoltellato il figlio perché omosessuale? Possiamo augurarci che il discorso di Monsignor Bagnasco, nuovo presidente della CEI, incentrato sui problemi reali del Paese e non sulla demonizzazione del diverso, inauguri un reale cambiamento nella politica finora perseguita da Sua Eminenza Camillo Ruini?

Giulio Spallone

(Presidente nazionale ANPPIA)

mercoledì 14 maggio 2008

Incontro all'Università "La Sapienza" di Roma

Roma 15-16 maggio:


INCONTRO-SEMINARIO


L'ORDINAMENTO COSTITUZIONALE DALL'ITALIA LIBERALE ALLA REPUBBLICA

Seminario organizzato dall'Anppia (Associazione Nazionale Perseguitati Politici Italiani Antifascisti) in collaborazione con la Facoltà di Giurisprudenza dell'Università degli Studi di Roma
La Sapienza.

Con il Patrocinio della Presidenza della Regione Lazio e della Presidenza della Provincia di Roma

UNIVERSITA' DEGLI STUDI La Sapienza -

FACOLTA' DI GIURISPRUDENZA - SALA CALASSO

Programma

15 MAGGIO - Prima Sessione - ore 10

Presentano
Prof. Carlo Angelici,
Preside della Facoltà di Giurisprudenza

On Gino Settimi, Presidente dell'ANPPIA Provinciale di Roma

Interviene
Prof. Mario Caravale,
Ordinario di Storia del Diritto Italiano
Lo Statuto Albertino

Dibattito

15 MAGGIO - Seconda Sessione - ore 15:30

Presenta
Sen. Giuliano Vassalli,
Presidente Emerito della Corte Costituzionale

Interviene
Prof. Paolo Alvazzi del Frate,
Ordinario di Storia del Diritto Pubblico
L'Ordinamento costituzionale nel periodo fascista

Coordina le sessioni
Prof. Giuliano Crifò,
Ordinario di Storia del Diritto Romano

16 MAGGIO - Terza Sessione - ore 10

Presentano
On. Oscar Luigi Scalfaro,
Presidente Emerito della Repubblica
On. Giulio Spallone,
Presidente dell'ANPPIA Nazionale

Interviene
Prof. Augusto Cerri,
Ordinario di Diritto Costituzionale
La costituzione nell'esperienza repubblicana

Coordina la sessione
Prof. Giuliano Crifò,
Ordinario di Storia del Diritto Romano

Informazioni
ANPPIA NAZIONALE tel.066869415 mail: info@anppia.it
ANPPIA PROVINCIALE tel.066896959 ROMA mail: anppiaroma@gmail.com