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martedì 30 settembre 2008

Mozione antifascista

Il Municipio XV di Roma ci ha fatto pervenire il testo di una mozione da loro presentata su Antifascismo, democrazia e Costituzione.
La pubblichiamo qui di segutito perchè pensiamo possa essere un utile spunto anche per altre istituzioni locali.

Oggetto: Condanna del fascismo, adesione al valore dell’antifascismo, della Resistenza e ai valori fondanti della nostra Costituzione Repubblicana.

IL CONSIGLIO DEL MUNICIPIO ROMA XV “ARVALIA-PORTUENSE”

Considerato che

I recenti interventi politici di alti rappresentanti del Governo e del Sindaco di Roma hanno riaperto il dibattito intorno ai temi del fascismo, dell’antifascismo e della Resistenza,

premesso che

la ricerca di una memoria condivisa non può ignorare il passato né mistificarlo

sottolineato che

Ø la marcia su Roma, con cui si dà simbolicamente inizio alla dittatura fascista, fu preceduta da violenze, omicidi e devastazioni,

Ø che il fascismo negò l’uguaglianza, soppresse le libertà statutarie, incarcerò e uccise gli oppositori come Matteotti, Amendola o don Minzoni, accettò le ragioni aberranti della superiorità della razza con il razzismo biologico facendo nascere l’infamia delle legge razziali che diedero al via al male assoluto, trascinò l’Italia in una guerra lunga e sanguinosa;

Ø che il regime fascista sì è reso protagonista di una serie di feroci campagne di aggressione, in Africa, in Grecia, in Albania e in Jugoslavia, compiendo stragi e rappresaglie di civili per le quali la Commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite redasse nel 1948 una lista di 1992 nomi di criminali di guerra italiani, che non furono mai né estradati né giudicati in Italia

Ø che, ancora dopo la caduta del regime, con la disperata propaggine della Repubblica Sociale di Salò, il fascismo partecipò a stragi di migliaia di civili in Italia e all’estero e contribuì alla deportazione di centinaia di ebrei

evidenziato che

l’antifascismo non è dunque solo premessa storica della nostra Costituzione, ma anche, come rifiuto delle tragedie del fascismo, premessa concettuale e politica e asse portante dell’intero impianto della Carta fondamentale della Repubblica

è quindi in discussione l’adesione ai valori fondanti della nostra Repubblica di una parte importante delle forze politiche presenti in Parlamento;

tutto ciò premesso il Consiglio del Municipio XV

conferma

il giudizio negativo complessivo sul fascismo che fu dittatura, una tragedia che soppresse le più elementari libertà;

condivide

le dichiarazioni del Presidente della Camera che ha affermato con chiarezza che in Italia e a Roma non si possono equiparare antifascisti e fascisti perchè i primi combatterono per la causa giusta della libertà e gli altri stavano dalla parte sbagliata;

Apprezza le parole chiare di chi a destra finalmente si riconosce nei valori dell’antifascismo: libertà, uguaglianza e solidarietà.

condanna

con nettezza le dichiarazioni di alcuni esponenti politici che hanno definito il fascismo l’esperienza più bella della storia d’Italia e di chi ancora oggi dichiara di non potersi definire antifascista, perché questo significa non aderire appieno ai valori costituzionali;

si riconosce pienamente

nelle parole ripetutamente espresse dal Capo dallo Stato (ultimamente nel corso delle celebrazioni dell’8 settembre) e aderisce al suo appello per un “patriottismo costituzionale”

Impegna il Presidente del Municipio

a sollecitare l’amministrazione comunale di Roma, città medaglia d’oro della Resistenza, a costituirsi parte civile nei prossimi processi penali a carico di tutti i violenti che con il proprio operato hanno messo a rischio la sicurezza dei cittadini romani con atti xenofobi, con attentati alla libera manifestazione del pensiero e dei propri orientamenti sessuali attraverso azioni e aggressioni a manifestazioni culturali, spettacoli televisivi, caserme e di organi di polizia dello stato.

Impegna la Giunta e il Presidente del Municipio

a intraprendere ogni utile iniziativa affinché i residenti del XV Municipio e soprattutto i più giovani conoscano le ragioni storiche, culturali e politiche che sono all’origine della Costituzione della Repubblica, quale garanzia di Libertà, Pace e Democrazia.






martedì 1 luglio 2008

La maturità e l'educazione civica

Nonostante le gaffes erano interessanti le tracce della prova di italiano di quest’anno: Montale, e poi la Costituzione e la sua attualità, il lavoro tra sicurezza e produttività, lo straniero nell’arte, le conquiste femminili nel Novecento.
Argomenti importanti e vivi, attraverso i quali giudicare davvero la “maturità” degli studenti e non solo le nozioni accumulate.
Dai primi dati relativi alle scelte degli studenti, emerge che la maggior parte (il 31,5%) si è però indirizzata sul tema di ordine generale che riguardava la comunicazione delle emozioni attraverso gli sms e le e-mail, mentre il tema sulla condizione femminile è stato svolto da meno del 5% dei maturandi.
Il 57,3% si è diviso tra il saggio breve sul lavoro e le morti bianche (scelto dai più), sullo sviluppo tecnologico, sulla percezione dello straniero nell’arte e in letteratura e sulla Costituzione.
Se ne può ricavare che bene ha fatto il Presidente della Repubblica, sin dai primi giorni della sua elezione a puntare l’attenzione sullo scandaloso silenzioso delle morti sul lavoro, e che molto resta ancora da fare, visto lo scarso successo suscitato sia dalla Costituzione che dalla condizione femminile, rispetto allo studio della storia, soprattutto recente, e dell’educazione civica.

Ci piacerebbe che qualche giovane ci facesse sapere su questo blog le ragioni della sua scelta

mercoledì 14 maggio 2008

Incontro all'Università "La Sapienza" di Roma

Roma 15-16 maggio:


INCONTRO-SEMINARIO


L'ORDINAMENTO COSTITUZIONALE DALL'ITALIA LIBERALE ALLA REPUBBLICA

Seminario organizzato dall'Anppia (Associazione Nazionale Perseguitati Politici Italiani Antifascisti) in collaborazione con la Facoltà di Giurisprudenza dell'Università degli Studi di Roma
La Sapienza.

Con il Patrocinio della Presidenza della Regione Lazio e della Presidenza della Provincia di Roma

UNIVERSITA' DEGLI STUDI La Sapienza -

FACOLTA' DI GIURISPRUDENZA - SALA CALASSO

Programma

15 MAGGIO - Prima Sessione - ore 10

Presentano
Prof. Carlo Angelici,
Preside della Facoltà di Giurisprudenza

On Gino Settimi, Presidente dell'ANPPIA Provinciale di Roma

Interviene
Prof. Mario Caravale,
Ordinario di Storia del Diritto Italiano
Lo Statuto Albertino

Dibattito

15 MAGGIO - Seconda Sessione - ore 15:30

Presenta
Sen. Giuliano Vassalli,
Presidente Emerito della Corte Costituzionale

Interviene
Prof. Paolo Alvazzi del Frate,
Ordinario di Storia del Diritto Pubblico
L'Ordinamento costituzionale nel periodo fascista

Coordina le sessioni
Prof. Giuliano Crifò,
Ordinario di Storia del Diritto Romano

16 MAGGIO - Terza Sessione - ore 10

Presentano
On. Oscar Luigi Scalfaro,
Presidente Emerito della Repubblica
On. Giulio Spallone,
Presidente dell'ANPPIA Nazionale

Interviene
Prof. Augusto Cerri,
Ordinario di Diritto Costituzionale
La costituzione nell'esperienza repubblicana

Coordina la sessione
Prof. Giuliano Crifò,
Ordinario di Storia del Diritto Romano

Informazioni
ANPPIA NAZIONALE tel.066869415 mail: info@anppia.it
ANPPIA PROVINCIALE tel.066896959 ROMA mail: anppiaroma@gmail.com

martedì 8 aprile 2008

Celebrato a Pisticci il 60° anniversario della Costituzione



"L'Assemblea ha pensato e redatto la Costituzione italiana come un patto di amicizia e fraternità di tutto il popolo italiano, cui essa la affida perché se ne faccia custode severo e disciplinato realizzatore".

È il principio fondamentale pronunciato dal presidente dell’Assemblea Costituente, Umberto Terracini, che a Pisticci, dove era stato internato per antifascismo, aveva potuto consolidare quei sentimenti di democrazia e libertà che poi avrebbe trasmesso alla nostra Carta Costituzionale, i cui indirizzi fondamentali furono oggetto di ampia riflessione all’interno di quella cellula segreta che egli aveva organizzato nella colonia di confino.

Pisticci è quindi legata in un certo senso ai caratteri originari della Costituzione, un aspetto inedito questo, più volte ribadito nel corso dei lavori del convegno-dibattito sul 60° anniversario della Costituzione Italiana che si è svolto nell’auditorium del Liceo Classico, promosso dalla Uniti Tre, rappresentata da Michele Sisto e Domenico Miolla, con il patrocinio del Comune, rappresentato dal sindaco Michele Leone, e la collaborazione dell’Anppia e l’istituto “G. Fortunato”, con il prezioso supporto del coordinamento dell'avv. Giovanni D’Onofrio. È una Costituzione che comunque va rispettata ed applicata, come ha ricordato Domenico Giannace, e che può e deve essere conosciuta in maniera più approfondita, secondo l’on. Nicola Cataldo, perché ha il merito di chiarire con poche e semplici parole profondi concetti storici, sociali e giuridici, frutto di incontro, e talvolta scontro, di culture diverse.

Il sen. Giampaolo D’Andrea ha invece ricostruito il clima storico e politico in cui maturò la Costituzione, quale legge fondamentale dello Stato, approvata dall’Assemblea Costituente il 22 dicembre 1947, promulgata dal Capo provvisorio dello Stato Enrico De Nicola il 27 dicembre 1947 e pubblicata nella edizione straordinaria della Gazzetta Ufficiale del 27 dicembre 1947 poi entrata in vigore il 1° gennaio 1948. Quella di far votare per la prima volta con suffragio universale è stata, secondo D’Andrea, una scelta storica e rivoluzionaria, come pure l’introduzione di caratteri nuovi per non ripetere gli errori del passato, tra cui quelli dello Statuto Albertino, le cui debolezze avevano consentito al Fascismo di impossessarsi del potere.

Nella sue conclusioni, l’on. Giulio Spallone, presidente nazionale Anppia, ha ripercorso le vicende travagliate della sua intensa attività antifascista che gli costò diciassette anni di carcere e poi quella di partigiano in quella Resistenza che riuscì a dare all’Italia un governo unitario già prima dell’intervento delle forze alleate. Molto eloquente, a tal proposito, la nota lettera di Piero Calamandrei: “Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la Costituzione andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra Costituzione”.

Giuseppe Coniglio

(dal giornale locale La Spiga del 19.3.1008)

Brevi cenni storici sulla Colonia di Pisticci:

La Colonia Confinaria di Pisticci nacque nel 1938 quale esempio unico nel suo genere, voluto dal regime fascista per dare una dimostrazione di forza e nello stesso tempo di efficienza nel perseguimento di un obiettivo fondamentale, quello di realizzare una importante opera pubblica, socialmente utile, e cioè la bonifica di una grande estensione di terreno abbandonato ed incolto, in una vasta area ancora caratterizzata da malaria, miseria e povertà. Bonificare, dunque nel contempo persone e territorio.
Il domicilio coatto ed il conseguente confino, provvedimenti di pubblica sicurezza già in vigore in epoca anteriore, furono nuovamente adottati a carico di persone ritenute pericolose sia a livello sociale che morale e politico.
Il centro di Pisticci, e subito dopo, la sua Colonia di Bosco Salice ospitarono deportati che venivano da ogni parte d'Italia, soprattutto dalle regioni del nord, e per lo più contadini, muratori, falegnami, fabbri, artigiani, di cui la borgata necessitava per poter decollare, sopravvivere e svilupparsi. Tra le due vicine località vi fu sempre un continuo scambio di confinati. Molti furono confinati perché ritenuti sovversivi, per lo più comunque si trattava di personaggi umili, talvolta confinati per motivi inesistenti o banali, col pretesto generico di attività antifascista. Altri per appartenenza a minoranze religiose, per aver offeso il Duce, per astensione dal lavoro, ascolto di radio straniere, per aver cantato bandiera rossa. Rilevante fu il numero dei puniti per scritte murali, volantinaggio, pubblicazione e diffusione di stampa sovversiva e corrispondenza antifascista.

Dei confinati della colonia di Pisticci si conservano nell'Archivio di Matera oltre 1700 fascicoli, dei quali 1672 appartenenti ad "internati" e "politici". Quanti col trascorrere dei mesi, non dimostravano di essere adatti ai lavori dei campi e della bonifica oppure evidenziavano cattive condizioni di salute erano immediatamente trasferiti, poiché il regime aveva urgente bisogno di portare a termine le opere programmate.

Per la sua particolare posizione Pisticci, come altri centri del materano, fu individuata quale sede di confino di polizia, inizialmente per internati comuni ed in seguito per gli oppositori del regime fascista.

Il capo della polizia Arturo Bocchini, che era stato tra i principali promotori della costituzione nel 1927 dell'Ovra, fu incaricato di ispezionare in lungo e in largo varie località e regioni italiane in grado di ospitare le colonie confinarie per antifascisti, sovversivi ed internati comunisti. I suoi collaboratori gli avevano consigliato di privilegiare in maniera particolare le aree più interne e quei centri impervi ed isolati, difficilmente raggiungibili, distanti da Roma, dove i nemici del regime non avrebbero avuto possibilità di movimenti, di azione e di pensiero. La prefettura di Matera sconsigliò l'area di Pisticci, per i problemi di sovraffollamento, ma Bocchini ritenne che nella zona si potesse dar vita ad una "Colonia Agricola", nei pressi di Borgo Salice..
Si diede così avvio nel 1938 alla costruzione e ristrutturazione dell'area, e i lavori di bonifica ed agricoli impegnarono al luglio del 1940 quasi 500 confinati. Nel 1943 arrivarono ad essere più di 800. (I dati in nostro possesso danno oltre i 1500 confinati)
Quella di Pisticci non fu comunque solo colonia di lavoro, ma anche di passaggio, con continui e ripetuti trasferimenti da e per altre sedi confinarie, soprattutto Ventotene e Colobraro.
Non conseguì certamente il risultato tanto atteso dal regime quella struttura di Pisticci, nata soprattutto come "sperimentazione sociale di rieducazione" destinata agli oppositori del fascismo. Anzi fu proprio nella colonia confinaria, come anche nelle altre, che gli avversari più tenaci ed attivi poterono rafforzare la loro avversione al regime.
Con l'arrivo degli anglo-americani nel 1942 i confinati politici vengono trasferiti nella colonia di Castel di Guido, nei pressi di Roma. Rimangono i lavoranti, anche dopo l'arrivo degli alleati.
Giuseppe Gaddi, Carlo Porta, Vladimiro Diodati, Loris Pescarolo, dirigenti nazionali dell'ANPPIA negli anni passati, confinati tutti a Pisticci.
Nel 1986 l'ANPPIA ha organizzato una manifestazione a Pisticci, in memoria della Colonia, con la presenza di Adriano Dal Pont e Mario Mammucari.