Verità e Giustizia per la Strage di Bologna
lunedì 2 agosto 2010
mercoledì 9 giugno 2010
E' morto Paolino Ranieri figura leggendaria dell'antifascismo e della Resistenza

Paolino, nato a Sarzana nel 1912, era stato testimone, ancora bambino, dei celebri fatti del 21 luglio 1921, quando la città si ribellò alla violenza delle squadracce fasciste. Negli anni successivi maturò idee antifasciste e dalla fine del 1932 entrò a far parte dell’organizzazione clandestina del Partito Comunista. In quegli anni nessuno può sospettare che dietro il giovane barbiere vi sia un abilissimo propagandista, che arruola i giovani insofferenti al regime nella cellula cittadina, e che nella sua bottega di barbiere, proprio sotto la sede del comune, vengano distribuite le direttive dell’organizzazione e la stampa clandestina. Nel 1937, però, in seguito ad una spiata viene arrestato e processato per attività sovversiva dal Tribunale Speciale, con una condanna a quattro anni di reclusione. L’esperienza di Regina Coeli e Fossano costituiranno anche per lui quell’«università del carcere», fondamentale nella formazione politica di tanti antifascisti italiani: non solo lo studio collettivo con i compagni intellettuali (lezioni di politica, storia, economia, francese e ovviamente tanto materialismo storico), ma anche una pratica di condivisione e fratellanza che rimarrà una scuola di vita per il futuro. Quando nel 1940 viene rilasciato, a seguito di una amnistia (si rifiutò sempre di fare domanda di grazia), è ormai un uomo maturo, un «rivoluzionario di professione» che ha ben chiaro quale sarà il suo compito.
Con la caduta del fascismo e l’armistizio dell’8 settembre, il C.L.N. e gli antifascisti del territorio iniziano ad organizzare la Resistenza armata all’occupazione nazifascista e così Paolino imbraccia il mitra e diventa il partigiano «Andrea», prendendo il nome di battaglia dal protagonista del romanzo di Gorkij “La madre”, che ha letto negli anni del carcere. «Andrea» è commissario politico di un distaccamento che arriverà ad operare anche nel parmense e che si farà onore con una azione di grande importanza, come la Liberazione di Bardi nel giugno del 1944. Ritornato sui monti sopra Sarzana assume anche il ruolo di Ispettore di Zona per conto della Federazione del P.C.d’I., poi da lì a pochi mesi diventerà il commissario politico della Brigata Garibaldi “Ugo Muccini” che arruola tra le proprie fila quasi un migliaio di combattenti. Paolino sa bene che la Resistenza non può limitarsi a essere soltanto uno scontro militare, ma che è suo compito formare le coscienze di quelli che dovranno costruire la nuova Italia, inseguendo in ogni gesto quella moralità della Resistenza che deve contraddistinguere il partigiano. E così tra un’azione e l’altra, nelle sere a riposo davanti al fuoco, inizia il lavoro politico con i partigiani della Brigata “Muccini”, che vedono in «Andrea» un modello e una guida. La Brigata “Muccini” diventa presto una spina nel fianco delle forze militari nazifasciste, fino al celebre rastrellamento del 29 novembre del 1944, quando la Wehrmacht e la R.S.I. costringono gli uomini della “Muccini” allo sganciamento al di là della Linea Gotica, verso i territori già liberati. «Andrea» e il comandante Flavio Bertone «Walter», rimangono insieme a poche decine di partigiani sul territorio a combattere una battaglia che si fa ancora più dura. Infatti pochi giorni dopo, il 14 dicembre 1944, Paolino viene ferito ad entrambe le gambe dalle Brigate Nere, che lo portano nel famigerato carcere del XXI a La Spezia. Nel carcere, da cui pochi sono usciti in vita, Paolino rimane quattro mesi in condizioni di detenzione durissime, fino all’aprile del 1945 quando riesce a farsi liberare e ritornare nella sua Sarzana appena in tempo per la Liberazione.
Dopo la Liberazione «Andrea» entra nel comune della sua città, camminando ancora sulle stampelle, e diventa «il sindaco» (anche nei nostri giorni, se si passeggiava con lui per le vie di Sarzana, lo si sentiva chiamare così). E sindaco sarà, ininterrottamente, fino al 1971, per 25 anni, lasciando di sé il ricordo di un grande amministratore, di un politico che ha fatto dell’onestà il perno di tutta la sua azione.
Negli anni successivi Paolino non si è mai allontanato dal “fare politica”, ha svolto un ruolo di fondamentale importanza nell’ANPI e nell’ANPPIA, impegnandosi strenuamente nella difesa dei valori della Resistenza e nella salvaguardia della memoria storica. Nella seconda metà degli anni Novanta, Paolino vuole trovare una soluzione al progressivo allontanamento delle giovani generazioni da una memoria della Resistenza, che è spesso meramente rievocativa, e matura l’idea di avvicinare quel patrimonio di idee con linguaggi nuovi. Dall’incontro con ricercatori e artisti nascerà il primo Museo Audiovisivo della Resistenza in Italia, che significativamente sorge dalle rovine di una colonia estiva, che i partigiani avevano costruito, in uno dei luoghi di battaglia, per ospitare gli orfani di guerra e i figli delle famiglie indigenti nel dopoguerra. Il Museo delle Prade a Fosdinovo, ha la particolarità di essere un museo di narrazione, che ai tradizionali cimeli sostituisce i volti, i racconti di vita e le memorie visive di alcuni protagonisti della Resistenza. Oggi il museo è diventato un punto di riferimento nel panorama nazionale, una meta di gite scolastiche e di visitatori provenienti da tutta Italia, sede di importanti iniziative culturali, come il festival della Resistenza “Fino al cuore della rivolta”. Tutta la sua vita è stata vissuta all’insegna di un impegno civile e di una passione militante di raro impegno e coerenza: la politica, nella sua accezione più nobile e ideale, era per lui uno strumento per trasformare la società, per combatterne le ingiustizie seguendo quegli ideali di giustizia sociale che aveva visto realizzati nell’esperienza del carcere e su ai monti, insieme ai partigiani. In queste settimane ci confessava spesso la curiosità di sapere come sarebbe andata a finire, che ne sarebbe stato dell’Italia di domani, magari del dopo Berlusconi, ma questo suo dire implicitamente ci chiama in causa, ci fa interrogare sul «che fare?», noi oggi, ci chiede il conto del nostro impegno a combattere lo stato presente delle cose e ci esorta a non arrenderci al nemico più insidioso del “menopeggismo”, della sconfitta a tavolino, perché «un altro mondo è possibile» non è soltanto lo slogan di un facinoroso no-global, ma era il motto che Paolino sentiva suo e amava ripetere sulla soglia dei novantotto anni.
Per le espressioni di cordoglio potete scrivere al nostro indirizzo (info@archividellaresistenza.it) a quello del figlio Andrea (aranieri@comune.genova.it) oppure mandare un telegramma all’indirizzo Piazza Martiri della Libertà – 19038 Sarzana (SP).
venerdì 28 maggio 2010
APPELLO ALL’UNITA’
La manovra finanziaria colpisce al cuore la gente più debole. L’impostazione è iniqua e inaccettabile. Tutti i cittadini democratici, anche se meno colpiti, devono fare qualcosa per farsi sentire vicino a quelli che sopportano sacrifici. Infatti bisogna fare molta attenzione perché l’ingiustizia per tutti può essere dietro l’angolo.
E’ l’ora della rivolta delle coscienze. Rivolta senza violenza ma efficace nella sua partecipazione, nella sua intensità e nella sua dimensione. Questo è un governo che deve essere costretto a modificare quelle decisioni che sono anche improduttive ai fini della ripresa e dello sviluppo per il futuro.
Tutte le forze sociali e sindacali, i dipendenti pubblici e privati, i pensionati, i giornalisti, i magistrati, gli intellettuali, gli studenti, i professori, i cassa integrati, i precari, i giovani disoccupati, le Associazioni e i movimenti della società civile, devono trovare il modo di incontrarsi -- tutti insieme- per realizzare una immensa protesta unitaria, comune interprete della legittima rabbia della maggioranza del Paese ed inizio di una lotta politico sociale adeguata al momento difficile vissuto.
Ci sono dei limiti alle azioni di un governo che si definisce legittimato. Questi limiti sono stati superati in campo economico, in quello della moralità e della giustizia, in quello della libertà di stampa e in quello del rispetto del Parlamento. Siamo nella forzatura del diritto e della Costituzione.
Allora dobbiamo gridare basta. Dirlo alto e forte in modo che nessuno possa sottovalutare la forza della protesta. Da oggi è anche lotta all’indifferenza e all’egoismo, perché la battaglia è cosi democratica da non poter essere strumentalizzata, senza padrini e condizionamenti, senza etichette perché nasce spontanea dalle coscienze dei cittadini.
E’ quindi necessario, come primo segnale significativo, attivarsi per una comunicazione allargata al fine di far condividere in tutta l’Italia la proposta di organizzare al più presto possibile una grande manifestazione a Roma, accompagnata da uno sciopero generale unitario, nel nome dell’equità dei doveri e dei diritti.
Li terremo la testa alta, così gli elicotteri vedranno bene quanti saremo e come saremo fieri di esserci.
Il Circolo Giustizia e Libertà di Roma
(inviato da Guido Albertelli, Presidente nazionale dell'ANPPIA e del Circolo G&L)
E’ l’ora della rivolta delle coscienze. Rivolta senza violenza ma efficace nella sua partecipazione, nella sua intensità e nella sua dimensione. Questo è un governo che deve essere costretto a modificare quelle decisioni che sono anche improduttive ai fini della ripresa e dello sviluppo per il futuro.
Tutte le forze sociali e sindacali, i dipendenti pubblici e privati, i pensionati, i giornalisti, i magistrati, gli intellettuali, gli studenti, i professori, i cassa integrati, i precari, i giovani disoccupati, le Associazioni e i movimenti della società civile, devono trovare il modo di incontrarsi -- tutti insieme- per realizzare una immensa protesta unitaria, comune interprete della legittima rabbia della maggioranza del Paese ed inizio di una lotta politico sociale adeguata al momento difficile vissuto.
Ci sono dei limiti alle azioni di un governo che si definisce legittimato. Questi limiti sono stati superati in campo economico, in quello della moralità e della giustizia, in quello della libertà di stampa e in quello del rispetto del Parlamento. Siamo nella forzatura del diritto e della Costituzione.
Allora dobbiamo gridare basta. Dirlo alto e forte in modo che nessuno possa sottovalutare la forza della protesta. Da oggi è anche lotta all’indifferenza e all’egoismo, perché la battaglia è cosi democratica da non poter essere strumentalizzata, senza padrini e condizionamenti, senza etichette perché nasce spontanea dalle coscienze dei cittadini.
E’ quindi necessario, come primo segnale significativo, attivarsi per una comunicazione allargata al fine di far condividere in tutta l’Italia la proposta di organizzare al più presto possibile una grande manifestazione a Roma, accompagnata da uno sciopero generale unitario, nel nome dell’equità dei doveri e dei diritti.
Li terremo la testa alta, così gli elicotteri vedranno bene quanti saremo e come saremo fieri di esserci.
Il Circolo Giustizia e Libertà di Roma
(inviato da Guido Albertelli, Presidente nazionale dell'ANPPIA e del Circolo G&L)
giovedì 20 maggio 2010
CHI LA SCUOLA FERISCE DI SDEGNO PERISCE
Ieri l’ANPPIA di Roma e Lazio ha organizzato un buon convegno in onore di un noto cattedratico di Diritto costituzionale comparato. La sala della Casa della Memoria era piena di professori e studenti. Il livello degli interventi è stato elevato e l’atmosfera era impregnata di cultura.
Il livello della scuola è uno dei problemi principali della società italiana di oggi. Incerto può essere l’avvenire dei giovani che non abbiano ottenuto un bagaglio di conoscenze indispensabile nella vita. Può succedere o per difetto dello studente o per difetto della scuola.
Che la vita scolastica rappresenti un ricordo indelebile nella memoria di ognuno di noi è un fatto certo. Anche a tarda età il nome dei professori avuti, i compagni di classe, i voti ottenuti agli esami sono vivi dentro di noi.
La scuola rappresenta l’adolescenza e la giovinezza, periodi della formazione. Grande è quindi il dovere dello Stato di fornire strumenti e mezzi adeguati a questo compito importante. E’ ingiusto dare la colpa ai presidi e ai professori che sono anch’essi vittime di una situazione interna ed esterna difficile.
I colpevoli vanno ricercati tra i politici e i ministri. I nomi di costoro saranno scritti in un registro di classe indelebile perchè gli effetti negativi sono sotto gli occhi di tutti e quanto non fatto durante gli anni di corso per i giovani non può essere più rimediato dalla scuola stessa.
Allora è doveroso pensare a quello che possiamo fare noi, esterni alla scuola, per trasmettere cultura e memoria. Mi riferisco alle Associazioni , ai Circoli, alle Fondazioni che hanno il compito di fornire conoscenze e approfondimenti su temi che non si insegnano a scuola e che oggi sono importanti per la completezza delle informazioni e per l’attualità degli insegnamenti.
Andiamo oltre ai racconti di noi stessi, dei nostri eroi, delle nostre fedi e dei ricordi del tempo che fu. Guardiamo negli occhi dei giovani a cui parliamo e scopriamo se lo sguardo è curioso e attento e se quanto diciamo li emoziona. Proviamo a trasmettere storie ed esperienze attualizzandole alla luce della realtà in cui viviamo. Facciamolo principalmente nelle scuole con parole che gli studenti accettino di accogliere dentro di loro.
Guido Albertelli
18 maggio 2010
Il livello della scuola è uno dei problemi principali della società italiana di oggi. Incerto può essere l’avvenire dei giovani che non abbiano ottenuto un bagaglio di conoscenze indispensabile nella vita. Può succedere o per difetto dello studente o per difetto della scuola.
Che la vita scolastica rappresenti un ricordo indelebile nella memoria di ognuno di noi è un fatto certo. Anche a tarda età il nome dei professori avuti, i compagni di classe, i voti ottenuti agli esami sono vivi dentro di noi.
La scuola rappresenta l’adolescenza e la giovinezza, periodi della formazione. Grande è quindi il dovere dello Stato di fornire strumenti e mezzi adeguati a questo compito importante. E’ ingiusto dare la colpa ai presidi e ai professori che sono anch’essi vittime di una situazione interna ed esterna difficile.
I colpevoli vanno ricercati tra i politici e i ministri. I nomi di costoro saranno scritti in un registro di classe indelebile perchè gli effetti negativi sono sotto gli occhi di tutti e quanto non fatto durante gli anni di corso per i giovani non può essere più rimediato dalla scuola stessa.
Allora è doveroso pensare a quello che possiamo fare noi, esterni alla scuola, per trasmettere cultura e memoria. Mi riferisco alle Associazioni , ai Circoli, alle Fondazioni che hanno il compito di fornire conoscenze e approfondimenti su temi che non si insegnano a scuola e che oggi sono importanti per la completezza delle informazioni e per l’attualità degli insegnamenti.
Andiamo oltre ai racconti di noi stessi, dei nostri eroi, delle nostre fedi e dei ricordi del tempo che fu. Guardiamo negli occhi dei giovani a cui parliamo e scopriamo se lo sguardo è curioso e attento e se quanto diciamo li emoziona. Proviamo a trasmettere storie ed esperienze attualizzandole alla luce della realtà in cui viviamo. Facciamolo principalmente nelle scuole con parole che gli studenti accettino di accogliere dentro di loro.
Guido Albertelli
18 maggio 2010
venerdì 30 aprile 2010
30 aprile 1982 - 30 aprile 2010
Ventotto anni fa moriva Pio La Torre ucciso dalla mafia con Rosario Di Salvo.
A lui si deve la prima legge che introdusse il reato di associazione mafiosa (Legge Rognoni-La Torre) e la prima proposta di una norma per la confisca dei beni ai mafiosi (scopo poi raggiunto dall'associazione Libera, solo nel 1996).
Nel 2007 gli fu intitolato l'aeroporto di Comiso
Nel 2008 la nuova giunta di centrodestra decide di togliere l'intitolazione a La Torre per tornare a quella precedente di "Generale Magliocco", un generale del periodo fascista distintosi nella guerra colonialista d'Etiopia.
Oggi l'Anppia vuole ricordare Pio La Torre attraverso questa puntata della "Storia siamo noi" intitolata "L'uomo che incastrò la mafia"
A lui si deve la prima legge che introdusse il reato di associazione mafiosa (Legge Rognoni-La Torre) e la prima proposta di una norma per la confisca dei beni ai mafiosi (scopo poi raggiunto dall'associazione Libera, solo nel 1996).
Nel 2007 gli fu intitolato l'aeroporto di Comiso
Nel 2008 la nuova giunta di centrodestra decide di togliere l'intitolazione a La Torre per tornare a quella precedente di "Generale Magliocco", un generale del periodo fascista distintosi nella guerra colonialista d'Etiopia.
Oggi l'Anppia vuole ricordare Pio La Torre attraverso questa puntata della "Storia siamo noi" intitolata "L'uomo che incastrò la mafia"
domenica 25 aprile 2010
Porta San Paolo 25 aprile 2010: per chi non ha ancor capito bene cosa significa essere antifascista
Oggi a Porta San Paolo la festa della Liberazione è stata infangata dal comportamento vile di alcuni facinorosi. Qui di seguito riporto il testo del mio intervento seguito da qualche riflessione sui fatti...
Sono qui oggi, a Porta San Paolo, a a nome dell' associazione che presiedo, l’ANPPIA, che è legata a quanti durante il ventennio fascista si opposero a un regime ottuso e ingiusto e pagarono questo rifiuto con la prigione, il confino, l’esilio, la deportazione, molti anche con la morte.
In quei lunghi anni senza libertà e senza diritti essi prepararono nelle scuole, nei luoghi di lavoro, perfino nelle carceri tanti che in seguito presero le armi e diedero vita alla lotta partigiana.
Alcuni tra loro diventarono essi stessi partigiani, basti pensare a Sandro Pertini che fondò questa associazione insieme a Umberto Terracini, o a Giulio Spallone che oggi non è qui perché impegnato al Quirinale.
Oggi le diverse associazioni antifasciste, partigiane, di internati e deportati sono riunite in un unico comitato per affermare con forza l’urgenza di salvaguardare da ogni attacco revisionistico la nostra storia e da ogni tentativo di trasformazione la nostra Costituzione che chiediamo non solo di difendere ma di applicare in tutte le sue parti.
In un momento così critico per la vita italiana e per la nostra città, la libertà e la democrazia non vi appaiano così scontate, esse vanno ricercate e affermate ogni giorno, perché il lavoro, una vita dignitosa, pari opportunità sono diritti inalienabili di ogni individuo e non si può rimanere indifferenti al grido di sofferenza che proviene dai più deboli, dalle fasce sociali meno protette.
In questi ultimi mesi si respira un brutto clima a Roma, l’escalation di episodi di violenza politica è sotto gli occhi di tutti e appare concreto il rischio di una perdita nella nostra città di quei valori fondamentali che le fecero meritare la medaglia d’oro della Resistenza. Occorre che le istituzioni e tutti i partiti politici si facciano carico di questa pericolosa deriva e si pronuncino con parole nette e definitive in merito non solo al nazifascismo ma anche a tutte quelle manifestazioni di intolleranza, razzismo, discriminazione che stanno creando pericolosi conflitti tra giovani di opposte fazioni e che sono un chiaro sintomo di impoverimento culturale e di pericolosi rigurgiti antidemocratici.
E tutti insieme dobbiamo impegnarci a promuovere in tutti i modi quei valori di uguaglianza e democrazia che sono alla base della nostra Costituzione per i quali la città di Roma pagò un prezzo altissimo e che desideriamo non abbia mai più a pagare nessuno. W il 25 aprile, W l'Italia, W la Liberazione!
Oggi quello che doveva essere un momento di festa e di riflessione è stato rovinato dal comportamento di pochi facinorosi.
E' stato impedito di parlare a quelle istituzioni invitate dal Comitato unitario e democraticamente elette e questo non solo attraverso brusii e fischi, ma con il lancio di oggetti e fumogeni sul palco. Sono stati colpiti Massimo Rendina e Nicola Zingaretti. Non si è trattato quindi di una protesta spontanea ma di un attacco premeditato e organizzato.
Domando agli autori di un atto tanto vile come possono considerarsi antifascisti o aspirare alla tessera di una delle nostre associazioni.

Maria Grazia Lancellotti e Mattia Stella sostengono Rendina sfiorato da un fumogeno
Foto del CORRIERE.IT
Oggi potete certo sentirvi fieri di aver riempito il cuore di amarezza dei partigiani e dei vecchi antifascisti lì presenti, di avere impedito che Remo, reduce di Mauthausen e combattente a Porta San Paolo ricevesse un premio dalle mani del Presidente della Provincia, di aver gridato frasi ingiurose all'eroica "Brigata ebraica"..
Tornate pure a casa con la convinzione di aver combattuto chissà quale eroica battaglia o di aver impedito chissà quale pericolosa dichiarazione... per quanto ci riguarda noi oggi vi diciamo con fermezza che non vi consideramo né democratici né antifascisti e che pertanto siete fuori dalle nostre associazioni.
Ai giovani che hanno voglia di impegnarsi e costruire nel rispetto della democrazia, della libertà e della Costituzione chiedo di venirci ad aiutare affinché queste associazioni diventino sempre più punto di riferimento e di crescita affinché la memoria del passato sia strumento di costruzione di un futuro migliore.
Maria Grazia Lancellotti
Presidente ANPPIA Roma e Lazio
Sono qui oggi, a Porta San Paolo, a a nome dell' associazione che presiedo, l’ANPPIA, che è legata a quanti durante il ventennio fascista si opposero a un regime ottuso e ingiusto e pagarono questo rifiuto con la prigione, il confino, l’esilio, la deportazione, molti anche con la morte.
In quei lunghi anni senza libertà e senza diritti essi prepararono nelle scuole, nei luoghi di lavoro, perfino nelle carceri tanti che in seguito presero le armi e diedero vita alla lotta partigiana.
Alcuni tra loro diventarono essi stessi partigiani, basti pensare a Sandro Pertini che fondò questa associazione insieme a Umberto Terracini, o a Giulio Spallone che oggi non è qui perché impegnato al Quirinale.
Oggi le diverse associazioni antifasciste, partigiane, di internati e deportati sono riunite in un unico comitato per affermare con forza l’urgenza di salvaguardare da ogni attacco revisionistico la nostra storia e da ogni tentativo di trasformazione la nostra Costituzione che chiediamo non solo di difendere ma di applicare in tutte le sue parti.
In un momento così critico per la vita italiana e per la nostra città, la libertà e la democrazia non vi appaiano così scontate, esse vanno ricercate e affermate ogni giorno, perché il lavoro, una vita dignitosa, pari opportunità sono diritti inalienabili di ogni individuo e non si può rimanere indifferenti al grido di sofferenza che proviene dai più deboli, dalle fasce sociali meno protette.
In questi ultimi mesi si respira un brutto clima a Roma, l’escalation di episodi di violenza politica è sotto gli occhi di tutti e appare concreto il rischio di una perdita nella nostra città di quei valori fondamentali che le fecero meritare la medaglia d’oro della Resistenza. Occorre che le istituzioni e tutti i partiti politici si facciano carico di questa pericolosa deriva e si pronuncino con parole nette e definitive in merito non solo al nazifascismo ma anche a tutte quelle manifestazioni di intolleranza, razzismo, discriminazione che stanno creando pericolosi conflitti tra giovani di opposte fazioni e che sono un chiaro sintomo di impoverimento culturale e di pericolosi rigurgiti antidemocratici.
E tutti insieme dobbiamo impegnarci a promuovere in tutti i modi quei valori di uguaglianza e democrazia che sono alla base della nostra Costituzione per i quali la città di Roma pagò un prezzo altissimo e che desideriamo non abbia mai più a pagare nessuno. W il 25 aprile, W l'Italia, W la Liberazione!
Oggi quello che doveva essere un momento di festa e di riflessione è stato rovinato dal comportamento di pochi facinorosi.
E' stato impedito di parlare a quelle istituzioni invitate dal Comitato unitario e democraticamente elette e questo non solo attraverso brusii e fischi, ma con il lancio di oggetti e fumogeni sul palco. Sono stati colpiti Massimo Rendina e Nicola Zingaretti. Non si è trattato quindi di una protesta spontanea ma di un attacco premeditato e organizzato.
Domando agli autori di un atto tanto vile come possono considerarsi antifascisti o aspirare alla tessera di una delle nostre associazioni.

Maria Grazia Lancellotti e Mattia Stella sostengono Rendina sfiorato da un fumogeno
Foto del CORRIERE.IT
Oggi potete certo sentirvi fieri di aver riempito il cuore di amarezza dei partigiani e dei vecchi antifascisti lì presenti, di avere impedito che Remo, reduce di Mauthausen e combattente a Porta San Paolo ricevesse un premio dalle mani del Presidente della Provincia, di aver gridato frasi ingiurose all'eroica "Brigata ebraica"..
Tornate pure a casa con la convinzione di aver combattuto chissà quale eroica battaglia o di aver impedito chissà quale pericolosa dichiarazione... per quanto ci riguarda noi oggi vi diciamo con fermezza che non vi consideramo né democratici né antifascisti e che pertanto siete fuori dalle nostre associazioni.
Ai giovani che hanno voglia di impegnarsi e costruire nel rispetto della democrazia, della libertà e della Costituzione chiedo di venirci ad aiutare affinché queste associazioni diventino sempre più punto di riferimento e di crescita affinché la memoria del passato sia strumento di costruzione di un futuro migliore.
Maria Grazia Lancellotti
Presidente ANPPIA Roma e Lazio
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