No alla equiparazione tra i Repubblichini di Salò ed i Partigiani.
Alcuni parlamentari del Partito delle Libertà hanno presentato una proposta di legge (n.1360) per l’istituzione di una nuova onorificenza, l’Ordine del Tricolore, per i partigiani, i militari che combattevano nelle Forze Armate italiane e anche per coloro che erano inquadrati nell’esercito della Repubblica Sociale.
I sottoscritti firmatari dichiarano la più ferma contrarietà a questa proposta di legge che
· qualifica di fatto come legittimo il governo fantoccio della Repubblica di Salò, creando quindi una sostanziale parificazione sul piano interno e internazionale tra il Governo legittimo del Regno d’Italia, presieduto dal maresciallo Badoglio, guidato dal Comitato di Liberazione Nazionale e sostenuto dagli angloamericani, e quello illegittimo della Repubblica Sociale, privo di sovranità perché nato in territorio occupato dalle truppe naziste e ad esse subordinato;
· mette sullo stesso piano i partigiani e le forze militari italiane che combatterono a fianco delle truppe Alleate per costruire un’Italia unita, democratica, libera e indipendente, e coloro che non solo non rinnegarono gli obiettivi politici e ideologici della dittatura fascista ma ritennero di poter condividere la visione hitleriana e razzista dell'Ordine nuovo nazista e combatterono spesso agli ordini dei comandi tedeschi, partecipando a stragi efferate di partigiani e di civili inermi.
· mina alla radice la Repubblica e l’identità dell’Italia e degli Italiani, fondandola non sulla verità storica, ma su un vago “indistinto” dove la responsabilità singola e collettiva perde di senso e dove tutte le scelte sono uguali.
Per adesioni mailto:lastorianonhanascondigli@fastwebnet.it fax 066795342
giovedì 19 marzo 2009
mercoledì 11 febbraio 2009
Mobilitarsi per la Costituzione!
L’ANPPIA, Associazione Nazionale Perseguitati Politici Antifascisti, è sempre attiva nel fare la sua parte nella vita democratica e nell’azione di vigilare che non si abbia nel Paese una crisi dei valori fondanti.
E’ con dolore che viviamo i momenti attuali caratterizzati da uno scontro politico tra due modi di intendere i rapporti tra le Istituzioni, lo spirito della Costituzione e la laicità della Repubblica.
Sentiamo oggi il dovere di testimoniare al Presidente della Repubblica la nostra gratitudine e la nostra piena solidarietà al Suo operato passato e presente, sempre legato allo spirito di garanzia delle regole democratiche ed in particolare del rispetto della Costituzione
Condanniamo gli attacchi alla Sua persona perché falsi, strumentali ed offensivi. Noi gli siamo e saremo sempre fedeli perché vediamo in Lui l’ interprete degli esempi dei nostri maestri e dei loro ideali.
L’ANPPIA non può non essere dalla parte che difende le conquiste civili e sociali che sono costate tanti sacrifici ad un popolo in lotta, prima per la libertà poi per il miglioramento del Paese. La difesa della Costituzione rappresenta la difesa dei diritti del cittadino e dei confini tra i poteri dello Stato.
Chi, quindi, è intenzionato ad iniziare a stravolgere la Carta Costituzionale a suo modo, senza i consensi della maggioranza dell’opinione pubblica, espressasi a suo tempo negativamente, solo per interessi di una parte politica o personale, si mette fuori delle regole liberali di autorevolezza, credibilità, equilibrio ed obbiettività , caratteristiche dovute ad un Capo di Governo di un Paese libero.
E di ciò, proprio e soprattutto all’opinione pubblica, si deve e si dovrà rendere conto. Perché, in questo momento di pesantissime difficoltà anche economiche, tutti i cittadini hanno bisogno di certezze e di fiducia sul ruolo super partes del Presidente della Repubblica e guardano al Governo, aspettando soluzioni, aiuti e rassicurazioni e non parole, polemiche e attacchi alla Costituzione della quale si offende anche la memoria.
E’ con dolore che viviamo i momenti attuali caratterizzati da uno scontro politico tra due modi di intendere i rapporti tra le Istituzioni, lo spirito della Costituzione e la laicità della Repubblica.
Sentiamo oggi il dovere di testimoniare al Presidente della Repubblica la nostra gratitudine e la nostra piena solidarietà al Suo operato passato e presente, sempre legato allo spirito di garanzia delle regole democratiche ed in particolare del rispetto della Costituzione
Condanniamo gli attacchi alla Sua persona perché falsi, strumentali ed offensivi. Noi gli siamo e saremo sempre fedeli perché vediamo in Lui l’ interprete degli esempi dei nostri maestri e dei loro ideali.
L’ANPPIA non può non essere dalla parte che difende le conquiste civili e sociali che sono costate tanti sacrifici ad un popolo in lotta, prima per la libertà poi per il miglioramento del Paese. La difesa della Costituzione rappresenta la difesa dei diritti del cittadino e dei confini tra i poteri dello Stato.
Chi, quindi, è intenzionato ad iniziare a stravolgere la Carta Costituzionale a suo modo, senza i consensi della maggioranza dell’opinione pubblica, espressasi a suo tempo negativamente, solo per interessi di una parte politica o personale, si mette fuori delle regole liberali di autorevolezza, credibilità, equilibrio ed obbiettività , caratteristiche dovute ad un Capo di Governo di un Paese libero.
E di ciò, proprio e soprattutto all’opinione pubblica, si deve e si dovrà rendere conto. Perché, in questo momento di pesantissime difficoltà anche economiche, tutti i cittadini hanno bisogno di certezze e di fiducia sul ruolo super partes del Presidente della Repubblica e guardano al Governo, aspettando soluzioni, aiuti e rassicurazioni e non parole, polemiche e attacchi alla Costituzione della quale si offende anche la memoria.
martedì 27 gennaio 2009
A volte ritornano...
Ci risiamo. Dopo il tentativo di 3 anni fa che con il ddl 2244 puntava a dare la qualifica di militari belligeranti alle formazioni repubblichine, adesso arriva una proposta di legge, la n. 1360, di iniziativa del parlamentare Luigi Barani - proveniente dal Psi e ora nella Pdl, già distintosi per avere inaugurato nel suo Comune una lapide in ricordo di Benito Mussolini
Un tentativo, dunque, di sovvertire le radici della Repubblica ancora più insidioso e sfacciato perché appunto non si limita solo a equiparare in modo inaccettabile i partigiani e i militari del Regno d’Italia, con i combattenti delle formazioni della Repubblica Sociale, ma addirittura si propone di dar loro una onorificenza, quella del nuovo Ordine del Tricolore, e un vitalizio di 200 euro l’anno.
Più ancora del testo di legge ciò che lascia sconcertati è la relazione che lo accompagna, in cui si afferma esplicitamente di voler dare un riconoscimento a “tutti coloro che, oltre sessanta anni fa, impugnarono le armi e operarono una scelta di schieramento convinti della «bontà» della loro lotta per la rinascita della Patria” e di voler “riconoscere, con animo oramai pacificato, la pari dignità di una partecipazione al conflitto avvenuta in uno dei momenti più drammatici e difficili da interpretare della storia d’Italia”.
Non si tratta, come pure si scrive nella relazione alla proposta di legge, di “rimarginare le ferite di un passato tragico e cruento nell’interesse dell’intera collettività” e di costruire “una cultura di pace e di pacificazione”, quanto di assolvere e parificare ragioni e torti, democrazia e dittatura.
Il tutto creando anche una mostruosità giuridica perché se questa legge passasse significherebbe che in Italia tra il 1943 e il 1945 c’erano due Stati ugualmente legittimi e rappresentativi, quando ripetutamente non solo la Storia ma anche la giurisprudenza - attraverso le sentenze della Suprema Corte di Cassazione - ha affermato che “dopo l’8 settembre 1943 lo stato italiano è rimasto quello che era, secondo lo Statuto, e non ha cessato mai di esistere nei suoi organi legittimi. La pseudo Repubblica Sociale Italiana, la cui autoproclamazione va definita un atto di arbitrio dei suoi dirigenti, non fui mai uno stato vero e proprio, sia perché mancò il libero consenso popolare alla sua costituzione, sia perché fu combattuta dallo stato legittimo attraverso la guerra dichiarata al tedesco del quale essa era strumento. Non essendosi perciò la nazione divisa in due stati né avendo lo stato legittimo sciolto mai i cittadini dal vincolo di sudditanza quelli fra essi che si posero contro la nazione prestandosi a favorire il tedesco invasore non potevano non essere ritenuti traditori quali collaborazionisti del nemico” (Corte di Cassazione 16 luglio 1945).
Una manovra pericolosa perché mina alla radice la Repubblica e l’identità dell’Italia e degli Italiani, fondandola non sulla verità storica, ma su un vago “indistinto” dove la responsabilità singola e collettiva perde di senso e dove tutte le scelte sono uguali.
Un tentativo, dunque, di sovvertire le radici della Repubblica ancora più insidioso e sfacciato perché appunto non si limita solo a equiparare in modo inaccettabile i partigiani e i militari del Regno d’Italia, con i combattenti delle formazioni della Repubblica Sociale, ma addirittura si propone di dar loro una onorificenza, quella del nuovo Ordine del Tricolore, e un vitalizio di 200 euro l’anno.
Più ancora del testo di legge ciò che lascia sconcertati è la relazione che lo accompagna, in cui si afferma esplicitamente di voler dare un riconoscimento a “tutti coloro che, oltre sessanta anni fa, impugnarono le armi e operarono una scelta di schieramento convinti della «bontà» della loro lotta per la rinascita della Patria” e di voler “riconoscere, con animo oramai pacificato, la pari dignità di una partecipazione al conflitto avvenuta in uno dei momenti più drammatici e difficili da interpretare della storia d’Italia”.
Non si tratta, come pure si scrive nella relazione alla proposta di legge, di “rimarginare le ferite di un passato tragico e cruento nell’interesse dell’intera collettività” e di costruire “una cultura di pace e di pacificazione”, quanto di assolvere e parificare ragioni e torti, democrazia e dittatura.
Il tutto creando anche una mostruosità giuridica perché se questa legge passasse significherebbe che in Italia tra il 1943 e il 1945 c’erano due Stati ugualmente legittimi e rappresentativi, quando ripetutamente non solo la Storia ma anche la giurisprudenza - attraverso le sentenze della Suprema Corte di Cassazione - ha affermato che “dopo l’8 settembre 1943 lo stato italiano è rimasto quello che era, secondo lo Statuto, e non ha cessato mai di esistere nei suoi organi legittimi. La pseudo Repubblica Sociale Italiana, la cui autoproclamazione va definita un atto di arbitrio dei suoi dirigenti, non fui mai uno stato vero e proprio, sia perché mancò il libero consenso popolare alla sua costituzione, sia perché fu combattuta dallo stato legittimo attraverso la guerra dichiarata al tedesco del quale essa era strumento. Non essendosi perciò la nazione divisa in due stati né avendo lo stato legittimo sciolto mai i cittadini dal vincolo di sudditanza quelli fra essi che si posero contro la nazione prestandosi a favorire il tedesco invasore non potevano non essere ritenuti traditori quali collaborazionisti del nemico” (Corte di Cassazione 16 luglio 1945).
Una manovra pericolosa perché mina alla radice la Repubblica e l’identità dell’Italia e degli Italiani, fondandola non sulla verità storica, ma su un vago “indistinto” dove la responsabilità singola e collettiva perde di senso e dove tutte le scelte sono uguali.
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lunedì 17 novembre 2008
Corsi e ricorsi
Il 13 novembre scorso un gruppo di Azione giovani ha occupato la sede della FLC CGIL per un'oretta. Sono entrati in trenta con bandiere sostenute da aste pesanti e striscioni, gridando slogan contro la CGIL.
Un fatto grave e inquietante, tanto più che avviene ad opera di quello stesso gruppo che ha dichiarato di non potersi dire in nessun modo antifascista
Un fatto grave e inquietante, tanto più che avviene ad opera di quello stesso gruppo che ha dichiarato di non potersi dire in nessun modo antifascista
venerdì 14 novembre 2008
La propaganda nazista nel Terzo Millennio 2
Gli amministratori di Facebook hanno risposto al Centro Wiesenthal che aveva, come altri, espresso preoccupazione e sgomento per i contenuti apertamente e violentemente razzisti di alcuni gruppi: "dopo avere verificato gli abusi che ci avete segnalato, abbiamo rimosso tutti i contenuti offensivi, come prevedono le nostre regole d’utilizzo della rete". Facebook promette più attenzione, chiede di denunciare e garantisce che "verranno intraprese le iniziative più adatte» per tutelarsi da queste incursioni.
Da notare che secondo il Centro Wiesnthal si tratta in particolare di sette formazioni italiane, neofascisti elencati per nomi e responsabili, «avvelenano» da tempo la rete e ora stanno lanciando un'offensiva contro i Rom.
Da notare che secondo il Centro Wiesnthal si tratta in particolare di sette formazioni italiane, neofascisti elencati per nomi e responsabili, «avvelenano» da tempo la rete e ora stanno lanciando un'offensiva contro i Rom.
La propaganda nazista nel Terzo Millennio
"I gruppi – che recano nomi come “Bruciamoli tutti”, “Rendiamo utili gli zingari: trasformiamoli in benzina verde” e “Diamo un lavoro agli zingari: collaudatori di camere a gas” – contengono illustrazioni di saluti romani e prendono di mira il popolo rom. E' vergognoso che nel giorno in cui l'Europa ricorda i caduti in guerra Facebook aiuti coloro che vogliono riportarci indietro a quell'epoca oscura. Mi appello agli utenti di Facebook affinché si uniscano a me nel chiedere agli amministratori del sito di agire immediatamente. Questi gruppi devono essere chiusi".
Questo il testo del capogruppo del PSE Martin Schulz, al quale si è unito il capo delegazione italiana Gianni Pittella
Questo il testo del capogruppo del PSE Martin Schulz, al quale si è unito il capo delegazione italiana Gianni Pittella
martedì 11 novembre 2008
Iscrizioni 2009
L'Anppia nasce nel 1946 ad opera di Terracini e Pertini per raccogliere coloro che negli anni del regime fascista subirono carcere, confino, licenziamenti in ragione della loro opposizione al fascismo.
Oggi sono a pieno titolo soci dell'ANPPIA tutti coloro che si riconoscono nei valori dell'antifascismo e della Costiuzione e negli obiettivi dell'Associazione di salvaguardia della memoria storica e di approfondimento della conoscenza dei fatti legati alla Dittatura fascista, così come nella difesa dei democratici in lotta in ogni parte del mondo.
Iscriversi all'Anppia non è dunque un fatto burocratico ma è il segno di un'adesione profonda ai valori democratici della Repubblica. Per noi un prezioso sostegno morale e economico
Chiunque dunque voglia darci una mano o avere informazioni può contattarci inviando una mail.
Oggi sono a pieno titolo soci dell'ANPPIA tutti coloro che si riconoscono nei valori dell'antifascismo e della Costiuzione e negli obiettivi dell'Associazione di salvaguardia della memoria storica e di approfondimento della conoscenza dei fatti legati alla Dittatura fascista, così come nella difesa dei democratici in lotta in ogni parte del mondo.
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