mercoledì 27 ottobre 2010

A GIUSEPPE GALZERANO IL PREMIO GRAZIA DELEDDA


Nuoro - Lo storico cilentano del movimento anarchico Giuseppe Galzerano, con il volume «Michele Schirru. Vita, viaggi, attentato, carcere, processo e morte dell'anarchico italo-americano fucilato per l'"intenzione" di uccidere Mussolini» (Galzerano Editore), è il vincitore della sezione Saggistica della 4a Edizione del Premio Letterario Grazia Deledda, dedicato anche alla narrativa, agli studi deleddiani e alla narrativa in lingua sarda, che si è tenuto a Nuoro.
Al Premio hanno partecipato 438 opere.
La giuria, presieduta dall'Editore Carlo De Benedetti, presidente del gruppo editoriale L'Espresso-Repubblica, composta dai prof. Giulio Angioni dell'Università di Cagliari, prof. Manlio Brigaglia dell'Università di Sassari, dalla prof.ssa Eugenia Tognotti dell'Università di Sassari, ha riconosciuto nel libro di Giuseppe Galzerano una ricerca approfondita e minuziosa sulla storia e sulle vicende umane, politiche e giudiziarie del giovane anarchico sardo che nel 1931 viene fucilato solo per il reato di aver pensato di uccidere Mussolini, perchè durante il fascismo la sola intenzione viene equiparata al delitto consumato.
Il Premio a Giuseppe Galzerano è stato consegnato da Carlo De Benedetti, presidente del gruppo editoriale L'Espresso-Repubblica.
Il Premio per la sezione narrativa, con la giuria presieduta da Sergio Zavoli, è stato assegnato alla scrittrice milanese Valentina Fortichiari per il romanzo "Lezione di nuoto" (Guanda), mentre per la sezione deleddiana il Premio è stato assegnato alla Prof.ssa croata Dubravka Dubravec Labas dell'Università di Zagabria per il saggio «Grazia Deledda e l'avanguardia romana» e per la sezione narrativa sarda al romanzo di Gianfranco Pintore «Sa losa de Osana».
Ai vincitori, oltre alla pergamena, è stata data la somma di €. 6.000,00 (Seimila/00), somma che Giuseppe Galzerano utilizzerà per pubblicare il suo nuovo libro.
Non ci risulta che prima di Galzerano siano stati premiati storici anarchici. L'assegnazione dell'importante riconoscimento ad un libro sovversivo e ad un ricercatore anarchico è senz'altro degna del massimo rilievo ed esprimiamo a Giuseppe Galzerano, che ha destinato la somma del Premio, alla pubblicazione del suo nuovo libro, le nostre felicitazioni e il nostro augurio di nuove ricerche e di sempre più qualificati riconoscimenti.
I lettori eventualmente interessati al volume in elegante veste tipografica (pag. 1136 con 81 foto, €. 35,00) possono richiederlo telefonando al n. 0974.62028 o utilizzando l'indirizzo di posta elettronica giuseppe.galzerano@tiscalinet.it

venerdì 10 settembre 2010

OTTO SETTEMBRE


E’ una data sempre ricordata. Resta infatti un simbolo storico. Nei primi cinquant’anni del XX secolo ci sono stati due veri slanci corali coraggiosi, anche se di diverse dimensioni, il contrattacco nella prima guerra mondiale dei soldati italiani che portò alla vittoria e la battaglia contro l’entrata dei tedeschi a Roma nel ‘43, atto perdente ma fiammella per l’inizio della grande lotta partigiana.
Sono due espressioni di popolo, nella grande guerra i soldati erano quasi tutti contadini, a Porta S.Paolo i combattenti erano di tutte le provenienze, soldati, ufficiali, antifascisti, professori, studenti, popolani e donne. I nemici erano sempre tedeschi e austriaci.
Non è vero quindi che il popolo italiano è stato spesso indifferente alla partecipazione al cambiamento. Se scattano i sentimenti di patria e di libertà molti cuori si ribellano e danno l’esempio.
L’Otto settembre è stato questo, una lotta disperata affrontata con eccezionale coraggio e autonomia da ogni combattente, che sapeva di poter morire. Quel giorno semplici cittadini e soldati senza ordini erano li a sostituire Re, principi, marescialli e ministri fuggiti ignominiosamente da Roma senza onore.
Ecco perché la battaglia di Porta S.Paolo è molto più grande del fatto stesso. E’ l’inizio della riscossa, contro la dittatura e l’ingiustizia, cominciata dagli antifascisti nel lontano ‘22.La Resistenza che ne seguì portò alla vittoria e alla Liberazione.
L’ANPPIA ricorda con affetto tutti gli antifascisti che l’otto settembre erano a combattere a Porta S.Paolo per continuare la loro lotta, tra i quali Raffaele Persichetti, Cencio Baldazzi, Luigi Longo, Antonello Trombadori, Emilio Lussu, Sandro Pertini, Pilo Albertelli, Eugenio Colorni, Ugo La Malfa, Bruno Buozzi, Romualdo Chiesa, Fabrizio Onofri, Achille Corona, Adriano Ossicini e Mario Zagari.


Guido Albertelli

lunedì 2 agosto 2010

2 agosto 1980-2 agosto 2010: per non dimenticare

Verità e Giustizia per la Strage di Bologna

domenica 25 luglio 2010



Qui anche una breve testimonianza di Indro Montanelli

mercoledì 9 giugno 2010

E' morto Paolino Ranieri figura leggendaria dell'antifascismo e della Resistenza


Paolino, nato a Sarzana nel 1912, era stato testimone, ancora bambino, dei celebri fatti del 21 luglio 1921, quando la città si ribellò alla violenza delle squadracce fasciste. Negli anni successivi maturò idee antifasciste e dalla fine del 1932 entrò a far parte dell’organizzazione clandestina del Partito Comunista. In quegli anni nessuno può sospettare che dietro il giovane barbiere vi sia un abilissimo propagandista, che arruola i giovani insofferenti al regime nella cellula cittadina, e che nella sua bottega di barbiere, proprio sotto la sede del comune, vengano distribuite le direttive dell’organizzazione e la stampa clandestina. Nel 1937, però, in seguito ad una spiata viene arrestato e processato per attività sovversiva dal Tribunale Speciale, con una condanna a quattro anni di reclusione. L’esperienza di Regina Coeli e Fossano costituiranno anche per lui quell’«università del carcere», fondamentale nella formazione politica di tanti antifascisti italiani: non solo lo studio collettivo con i compagni intellettuali (lezioni di politica, storia, economia, francese e ovviamente tanto materialismo storico), ma anche una pratica di condivisione e fratellanza che rimarrà una scuola di vita per il futuro. Quando nel 1940 viene rilasciato, a seguito di una amnistia (si rifiutò sempre di fare domanda di grazia), è ormai un uomo maturo, un «rivoluzionario di professione» che ha ben chiaro quale sarà il suo compito.
Con la caduta del fascismo e l’armistizio dell’8 settembre, il C.L.N. e gli antifascisti del territorio iniziano ad organizzare la Resistenza armata all’occupazione nazifascista e così Paolino imbraccia il mitra e diventa il partigiano «Andrea», prendendo il nome di battaglia dal protagonista del romanzo di Gorkij “La madre”, che ha letto negli anni del carcere. «Andrea» è commissario politico di un distaccamento che arriverà ad operare anche nel parmense e che si farà onore con una azione di grande importanza, come la Liberazione di Bardi nel giugno del 1944. Ritornato sui monti sopra Sarzana assume anche il ruolo di Ispettore di Zona per conto della Federazione del P.C.d’I., poi da lì a pochi mesi diventerà il commissario politico della Brigata Garibaldi “Ugo Muccini” che arruola tra le proprie fila quasi un migliaio di combattenti. Paolino sa bene che la Resistenza non può limitarsi a essere soltanto uno scontro militare, ma che è suo compito formare le coscienze di quelli che dovranno costruire la nuova Italia, inseguendo in ogni gesto quella moralità della Resistenza che deve contraddistinguere il partigiano. E così tra un’azione e l’altra, nelle sere a riposo davanti al fuoco, inizia il lavoro politico con i partigiani della Brigata “Muccini”, che vedono in «Andrea» un modello e una guida. La Brigata “Muccini” diventa presto una spina nel fianco delle forze militari nazifasciste, fino al celebre rastrellamento del 29 novembre del 1944, quando la Wehrmacht e la R.S.I. costringono gli uomini della “Muccini” allo sganciamento al di là della Linea Gotica, verso i territori già liberati. «Andrea» e il comandante Flavio Bertone «Walter», rimangono insieme a poche decine di partigiani sul territorio a combattere una battaglia che si fa ancora più dura. Infatti pochi giorni dopo, il 14 dicembre 1944, Paolino viene ferito ad entrambe le gambe dalle Brigate Nere, che lo portano nel famigerato carcere del XXI a La Spezia. Nel carcere, da cui pochi sono usciti in vita, Paolino rimane quattro mesi in condizioni di detenzione durissime, fino all’aprile del 1945 quando riesce a farsi liberare e ritornare nella sua Sarzana appena in tempo per la Liberazione.
Dopo la Liberazione «Andrea» entra nel comune della sua città, camminando ancora sulle stampelle, e diventa «il sindaco» (anche nei nostri giorni, se si passeggiava con lui per le vie di Sarzana, lo si sentiva chiamare così). E sindaco sarà, ininterrottamente, fino al 1971, per 25 anni, lasciando di sé il ricordo di un grande amministratore, di un politico che ha fatto dell’onestà il perno di tutta la sua azione.
Negli anni successivi Paolino non si è mai allontanato dal “fare politica”, ha svolto un ruolo di fondamentale importanza nell’ANPI e nell’ANPPIA, impegnandosi strenuamente nella difesa dei valori della Resistenza e nella salvaguardia della memoria storica. Nella seconda metà degli anni Novanta, Paolino vuole trovare una soluzione al progressivo allontanamento delle giovani generazioni da una memoria della Resistenza, che è spesso meramente rievocativa, e matura l’idea di avvicinare quel patrimonio di idee con linguaggi nuovi. Dall’incontro con ricercatori e artisti nascerà il primo Museo Audiovisivo della Resistenza in Italia, che significativamente sorge dalle rovine di una colonia estiva, che i partigiani avevano costruito, in uno dei luoghi di battaglia, per ospitare gli orfani di guerra e i figli delle famiglie indigenti nel dopoguerra. Il Museo delle Prade a Fosdinovo, ha la particolarità di essere un museo di narrazione, che ai tradizionali cimeli sostituisce i volti, i racconti di vita e le memorie visive di alcuni protagonisti della Resistenza. Oggi il museo è diventato un punto di riferimento nel panorama nazionale, una meta di gite scolastiche e di visitatori provenienti da tutta Italia, sede di importanti iniziative culturali, come il festival della Resistenza “Fino al cuore della rivolta”. Tutta la sua vita è stata vissuta all’insegna di un impegno civile e di una passione militante di raro impegno e coerenza: la politica, nella sua accezione più nobile e ideale, era per lui uno strumento per trasformare la società, per combatterne le ingiustizie seguendo quegli ideali di giustizia sociale che aveva visto realizzati nell’esperienza del carcere e su ai monti, insieme ai partigiani. In queste settimane ci confessava spesso la curiosità di sapere come sarebbe andata a finire, che ne sarebbe stato dell’Italia di domani, magari del dopo Berlusconi, ma questo suo dire implicitamente ci chiama in causa, ci fa interrogare sul «che fare?», noi oggi, ci chiede il conto del nostro impegno a combattere lo stato presente delle cose e ci esorta a non arrenderci al nemico più insidioso del “menopeggismo”, della sconfitta a tavolino, perché «un altro mondo è possibile» non è soltanto lo slogan di un facinoroso no-global, ma era il motto che Paolino sentiva suo e amava ripetere sulla soglia dei novantotto anni.

Per le espressioni di cordoglio potete scrivere al nostro indirizzo (info@archividellaresistenza.it) a quello del figlio Andrea (aranieri@comune.genova.it) oppure mandare un telegramma all’indirizzo Piazza Martiri della Libertà – 19038 Sarzana (SP).

venerdì 28 maggio 2010

APPELLO ALL’UNITA’

La manovra finanziaria colpisce al cuore la gente più debole. L’impostazione è iniqua e inaccettabile. Tutti i cittadini democratici, anche se meno colpiti, devono fare qualcosa per farsi sentire vicino a quelli che sopportano sacrifici. Infatti bisogna fare molta attenzione perché l’ingiustizia per tutti può essere dietro l’angolo.
E’ l’ora della rivolta delle coscienze. Rivolta senza violenza ma efficace nella sua partecipazione, nella sua intensità e nella sua dimensione. Questo è un governo che deve essere costretto a modificare quelle decisioni che sono anche improduttive ai fini della ripresa e dello sviluppo per il futuro.
Tutte le forze sociali e sindacali, i dipendenti pubblici e privati, i pensionati, i giornalisti, i magistrati, gli intellettuali, gli studenti, i professori, i cassa integrati, i precari, i giovani disoccupati, le Associazioni e i movimenti della società civile, devono trovare il modo di incontrarsi -- tutti insieme- per realizzare una immensa protesta unitaria, comune interprete della legittima rabbia della maggioranza del Paese ed inizio di una lotta politico sociale adeguata al momento difficile vissuto.
Ci sono dei limiti alle azioni di un governo che si definisce legittimato. Questi limiti sono stati superati in campo economico, in quello della moralità e della giustizia, in quello della libertà di stampa e in quello del rispetto del Parlamento. Siamo nella forzatura del diritto e della Costituzione.
Allora dobbiamo gridare basta. Dirlo alto e forte in modo che nessuno possa sottovalutare la forza della protesta. Da oggi è anche lotta all’indifferenza e all’egoismo, perché la battaglia è cosi democratica da non poter essere strumentalizzata, senza padrini e condizionamenti, senza etichette perché nasce spontanea dalle coscienze dei cittadini.
E’ quindi necessario, come primo segnale significativo, attivarsi per una comunicazione allargata al fine di far condividere in tutta l’Italia la proposta di organizzare al più presto possibile una grande manifestazione a Roma, accompagnata da uno sciopero generale unitario, nel nome dell’equità dei doveri e dei diritti.
Li terremo la testa alta, così gli elicotteri vedranno bene quanti saremo e come saremo fieri di esserci.
Il Circolo Giustizia e Libertà di Roma

(inviato da Guido Albertelli, Presidente nazionale dell'ANPPIA e del Circolo G&L)

giovedì 20 maggio 2010

CHI LA SCUOLA FERISCE DI SDEGNO PERISCE

Ieri l’ANPPIA di Roma e Lazio ha organizzato un buon convegno in onore di un noto cattedratico di Diritto costituzionale comparato. La sala della Casa della Memoria era piena di professori e studenti. Il livello degli interventi è stato elevato e l’atmosfera era impregnata di cultura.
Il livello della scuola è uno dei problemi principali della società italiana di oggi. Incerto può essere l’avvenire dei giovani che non abbiano ottenuto un bagaglio di conoscenze indispensabile nella vita. Può succedere o per difetto dello studente o per difetto della scuola.
Che la vita scolastica rappresenti un ricordo indelebile nella memoria di ognuno di noi è un fatto certo. Anche a tarda età il nome dei professori avuti, i compagni di classe, i voti ottenuti agli esami sono vivi dentro di noi.
La scuola rappresenta l’adolescenza e la giovinezza, periodi della formazione. Grande è quindi il dovere dello Stato di fornire strumenti e mezzi adeguati a questo compito importante. E’ ingiusto dare la colpa ai presidi e ai professori che sono anch’essi vittime di una situazione interna ed esterna difficile.
I colpevoli vanno ricercati tra i politici e i ministri. I nomi di costoro saranno scritti in un registro di classe indelebile perchè gli effetti negativi sono sotto gli occhi di tutti e quanto non fatto durante gli anni di corso per i giovani non può essere più rimediato dalla scuola stessa.
Allora è doveroso pensare a quello che possiamo fare noi, esterni alla scuola, per trasmettere cultura e memoria. Mi riferisco alle Associazioni , ai Circoli, alle Fondazioni che hanno il compito di fornire conoscenze e approfondimenti su temi che non si insegnano a scuola e che oggi sono importanti per la completezza delle informazioni e per l’attualità degli insegnamenti.
Andiamo oltre ai racconti di noi stessi, dei nostri eroi, delle nostre fedi e dei ricordi del tempo che fu. Guardiamo negli occhi dei giovani a cui parliamo e scopriamo se lo sguardo è curioso e attento e se quanto diciamo li emoziona. Proviamo a trasmettere storie ed esperienze attualizzandole alla luce della realtà in cui viviamo. Facciamolo principalmente nelle scuole con parole che gli studenti accettino di accogliere dentro di loro.

Guido Albertelli



18 maggio 2010